Nella giornata di ieri in QUESTO ARTICOLO abbiamo pubblicato la notizia della tragica morte di Alessandria Lucia, riservandoci di aggiornarvi quando sarà stato possibile apprendere qualcosa di più concreto e dettagliato. Mentre le indagini delle forze dell’ordine proseguono per chiarire l’esatta dinamica del delitto, a Tortona la realtà del tragico omicidio della piccola di soli tre anni, inizia a poco a poco a prendere forma. Ad essere accusata del terribile gesto è la madre della vittima, Victoria Timofeeva, di origini ucraine, (ma che ha convissuto con un italiano (padre della bimba) dal quale poi si è separata) attualmente in stato di arresto. La donna viveva insieme alla figlia in un all’alloggio di housing sociale in via Baluardo, a fianco della chiesa di Santa maria Canale ed era seguita dai Servizi Sociali. Dietro al dramma si delinea il quadro di una famiglia fragile, seguita da tempo dai servizi sociali a causa di una separazione altamente conflittuale e di pregresse denunce per maltrattamenti. Un percorso di recupero in cui, tuttavia, nessun operatore aveva mai colto il minimo segnale di pericolo per la bambina, lasciando ora l’intera città nell’incredulità e nello sgomento.

Perché l’uccisione della piccola?

E’ la domanda che si pongono in tanti e che al momento non trova risposta concreta, ma solo una flebile ipotesi e derivante dal fatto che, a quanto pare, erano in corso le pratiche di riavvicinamento del padre alla figlia e la donna poco più che trentenne, forse temendo chissà che cosa, avrebbe deciso di porre fine alla vita di Alessandra Lucia. Un’azione che è difficile credere sia stata compiuta in perfetto stato di lucidità mentale, in quanto nessuna madre ucciderebbe la propria figlia per un motivo come questo. Anche se all’esterno non appariva, Victoria, quindi, doveva provare una grande sofferenza ed evidentemente stava attraversando un periodo traumatico e di profonda depressione di cui nessuno, però, si era accorto.

Il passato della famiglia: la fuga dai maltrattamenti e il supporto del Cisa

La storia di Victoria e Alessandra Lucia è segnata da difficoltà oggettive, gestite negli ultimi due anni attraverso una rete di protezione istituzionale:

  • presa in carico del nucleo familiare da parte del Consorzio intercomunale socio assistenziale (Cisa) di Tortona in seguito alla denuncia per maltrattamenti presentata dalla donna nei confronti dell’ex compagno;
  • attivazione del Pronto intervento sociale per far fronte alla condizione di grave disagio economico e abitativo scaturita dalla separazione;
  • erogazione di sostegno economico e interventi educativi di accompagnamento volti a mettere in sicurezza madre e figlia, favorendo parallelamente un tentativo di recupero della genitorialità paterna;
  • totale assenza, durante i numerosi colloqui e le attività con gli esperti, di comportamenti materni anomali o di elementi riconducibili al tragico epilogo, senza mai far sospettare una situazione di pericolo per la minore.

La vita nel Tortonese: da Villa Ferrari agli alloggi di Santa Maria Canale

La donna aveva intrapreso un percorso di progressiva autonomia supportato dalle realtà del territorio:

  • accoglienza iniziale all’interno della comunità mamma-bambino “Villa Ferrari” di Voghera;
  • trasferimento, avvenuto nel mese di marzo, in uno degli appartamenti di housing sociale ricavati nella vecchia canonica di Santa Maria Canale a Tortona, gestiti dalla cooperativa Agape;
  • frequentazione abituale della vicina mensa solidale, alla ex casa del Giovane dove sia gli altri utenti sia i volontari ricordano Victoria come una presenza sempre molto discreta e una mamma attenta e premurosa.

Lo choc della Caritas: “Nessun segnale per prevenire il dramma”

L’epilogo ha sconvolto profondamente gli educatori e i volontari che hanno affiancato la donna nel suo reinserimento hanno espresso tutto il dolore e lo sconcerto delle realtà associative e la domanda che si pongono È inevitabile chiedersi se si sarebbe potuto fare qualcosa per evitare questa tragedia o cogliere prima eventuali segnali. Tuttavia, nei numerosi incontri avuti con Victoria da parte degli operatori dei Servizi Sociali non erano mai emersi elementi tali da far presagire un epilogo così drammatico.

FOTO DI REPERTORIO