Oltre due ore di grande spettacolo, impreziosite da narrazione storica, canto e musica dal vivo, hanno guidato il folto pubblico alla riscoperta del profondo legame tra San Francesco e la città di Alessandria. Nel pomeriggio di domenica 4 ottobre, alle ore 17, il Museo etnografico «C’era una volta» della Gambarina ha ospitato il partecipato recital «Francesco ad Alessandria – Le pietre, la parola, il canto», promosso dal Movimento Cristiano Lavoratori, dall’Associazione Amici del Museo della Gambarina e dal Conservatorio «Antonio Vivaldi», con il patrocinio del Comune di Alessandria. L’iniziativa, nata in occasione dell’ottavo centenario della morte del santo, ha ripercorso le vicende del complesso francescano dal Duecento a oggi, guardando alla sua futura rinascita come cuore del nuovo Museo civico cittadino.

Il recupero dell’edificio storico e la prospettiva del nuovo Museo civico

Il pomeriggio culturale si è aperto con i saluti introduttivi di Paola Scaffino, presidente degli Amici del Museo della Gambarina. A seguire, ha preso la parola il sindaco emerito Gianfranco Cuttica di Revigliasco, che ha tracciato il quadro del lungo percorso di attenzione, recupero, reperimento delle risorse e restauro che sta interessando la monumentale chiesa di San Francesco. Un cammino fondato su una precisa scelta culturale e di ricerca, pensato per restituire alla comunità un bene identitario destinato a costituire il primo nucleo del futuro Museo civico di Alessandria.

La narrazione di Piercarlo Fabbio: dal Medioevo alle trasformazioni urbane

Il cuore del recital è stato scandito dal testo redatto e interpretato da Piercarlo Fabbio, capace di tessere una cronaca avvincente delle tappe secolari dell’insediamento:

  • la tradizione medievale del passaggio di Francesco ad Alessandria nel corso del Duecento;
  • i primi passi della comunità dei frati e l’edificazione della grandiosa chiesa medievale, punto di riferimento per la vita religiosa e civile;
  • il mutare delle destinazioni d’uso nel corso delle epoche, dal ritiro dell’ordine religioso all’impiego militare della struttura;
  • la successiva trasformazione in ospedale, i concreti rischi di abbattimento scampati nel tempo e la riscoperta graduale delle antiche volumetrie originarie;
  • gli interventi conservativi attuali volti a reinserire a pieno titolo il monumento all’interno del circuito culturale della città.

I talenti del Conservatorio Vivaldi diretti da Elena Bakanova

A dare voce e melodia ai diversi passaggi storici sono state le composizioni selezionate dalla professoressa Elena Bakanova ed eseguite dagli allievi del Conservatorio: un repertorio variegato che ha affiancato partiture di Franz Liszt, Hermann Suter e Gian Francesco Malipiero ai brani d’autore di Sergio Endrigo, Angelo Branduardi e Riz Ortolani.

Sul palco si sono distinti, applauditi a lungo dalla platea:

  • Matilda Elia e Zhang Mengmeng, soprani;
  • Letizia Franco, mezzosoprano;
  • Tian Xiaoshu, tenore;
  • Wang Xudong, baritono;
  • Omar Al Deek, apprezzato solista al pianoforte nei brani di Liszt;
  • Matteo De Carolis alla chitarra.

L’armonico intreccio tra parole e note ha così riacceso l’attenzione su San Francesco, simbolo dell’identità cittadina pronto a riprendere un ruolo di primo piano nella memoria e nella vita collettiva alessandrina.

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