Un piano studiato nei minimi dettagli per farsi consegnare oro e gioielli è andato in fumo ad Alessandria grazie alla prontezza di riflessi della vittima, consentendo alla Polizia di Stato di denunciare due uomini all’Autorità Giudiziaria per tentata truffa aggravata. I malviventi avevano inscenato la classica tecnica del “finto carabiniere”, arricchita però dall’inedita modalità di una videochiamata WhatsApp con una foto profilo in divisa, sostenendo la necessità di verificare con urgenza i preziosi custoditi nell’abitazione a seguito di un presunto furto. La fermezza dell’interlocutore, che ha negato l’ingresso al sedicente militare presentatosi alla porta in borghese e ha minacciato di chiamare le forze dell’ordine, ha fatto scattare la fuga dell’uomo e permesso agli investigatori della Squadra Mobile di risalire ai responsabili.
Il raggiro su WhatsApp e il contatto video
Il raggiro ha preso il via con una telefonata mirata a seminare il panico nell’ignaro cittadino:
- la scusa utilizzata dai truffatori faceva riferimento a un furto di preziosi messo a segno a bordo di un veicolo la cui targa risultava intestata proprio alla vittima;
- con questo pretesto, i malfattori sostenevano che fosse necessario eseguire un immediato controllo di verifica su tutti gli oggetti d’oro presenti all’interno dell’abitazione;
- a differenza dei copioni tradizionali, il raggiro ha visto l’utilizzo di una videochiamata via WhatsApp tramite un’utenza con l’immagine del profilo raffigurante un uomo in divisa, uno stratagemma studiato per vincere ogni diffidenza e rafforzare la convinzione di parlare con veri appartenenti alle forze dell’ordine.
Il rifiuto alla porta e le indagini della Squadra Mobile
L’ingranaggio si è inceppato nel momento in cui uno dei complici si è presentato fisicamente presso l’abitazione presa di mira:
- la vittima si è insospettita notando la giovane età dell’interlocutore e soprattutto l’assenza della divisa d’ordinanza;
- rifiutando categoricamente di farlo entrare in casa, il residente ha annunciato che avrebbe allertato all’istante le vere forze dell’ordine, inducendo il finto operatore alla fuga;
- le preziose indicazioni fornite dalla persona presa di mira, tra cui la descrizione somatica dell’uomo e i dettagli del veicolo intravisto per la fuga, hanno consentito alla Squadra Mobile della Questura di Alessandria di identificare con precisione i responsabili;
- i due indagati, cittadini italiani già noti per precedenti specifici, sono stati deferiti alla Procura della Repubblica e successivamente arrestati pochi giorni dopo in un’altra provincia del Nord Italia per lo stesso reato.
L’appello a chiamare il 112
L’episodio conferma quanto la prontezza dei cittadini e l’immediata richiesta di intervento al Numero Unico di Emergenza 112 NUE siano decisive di fronte a richieste sospette avanzate da chi si spaccia per professionista o membro delle forze dell’ordine, impedendo la consumazione dei reati e facilitando l’intervento della giustizia.
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