C’è anche la provincia di Alessandria tra i territori al centro della complessa operazione di Polizia Giudiziaria scattata alle prime ore di questa mattina. Più di 50 uomini della Polizia di Stato e della Guardia di Finanza di Brescia e Desenzano del Garda hanno eseguito una serie di misure cautelari per disarticolare un’associazione a delinquere. Gli indagati sono accusati di aver gestito e sfruttato la prostituzione di donne all’interno di un importante locale situato a Lonato del Garda, provvedendo anche ad autoriciclare i proventi illeciti.

Le indagini e le misure cautelari

L’intervento delle forze dell’ordine si è esteso a cavallo tra le province di Alessandria, Brescia, Mantova e Verona. Le misure cautelari eseguite comprendono l’applicazione degli arresti domiciliari e l’obbligo di presentazione alla Polizia Giudiziaria. Nel mirino degli inquirenti sono finite diverse persone indagate, a vario titolo, per aver promosso, costituito e partecipato a un sodalizio criminale mirato al reclutamento, al favoreggiamento e allo sfruttamento della prostituzione. Contestualmente, l’Autorità Giudiziaria ha disposto anche il sequestro preventivo “impeditivo” della struttura al centro dell’attività illecita.

Il meccanismo illecito e le società fittizie

La complessa indagine è stata condotta sotto la direzione della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Brescia, avvalendosi dell’ausilio di intercettazioni telefoniche e ambientali sviluppate tra i mesi di febbraio e ottobre 2024. Secondo l’impianto accusatorio ricostruito:

  • L’attività imprenditoriale legata allo sfruttamento veniva accuratamente mascherata.
  • Il gruppo criminale si avvaleva di due enti non commerciali completamente fittizi per autoriciclare il profitto illecito, generato nel periodo compreso tra il 2021 e il 2024.
  • Tra i capi d’accusa figurano anche le ipotesi di truffa ai danni dello Stato e di omessa dichiarazione ai fini delle imposte dirette e dell’IVA.

La reiterazione del reato

A spingere per l’adozione delle misure cautelari personali e patrimoniali è stato, oltre al grave quadro indiziario, l’evidente pericolo di reiterazione del reato. Dalle indagini è infatti emerso che, nonostante gli indagati fossero già stati invitati a rendere un interrogatorio preventivo, questi avrebbero continuato a portare avanti l’attività di sfruttamento della prostituzione, limitandosi semplicemente a modificare la ragione sociale del locale.

Nel pieno rispetto del principio di presunzione di innocenza, la colpevolezza delle persone attualmente sottoposte a indagine sarà accertata in via definitiva solamente in presenza di una sentenza irrevocabile di condanna.

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