I numeri relativi all’attività del Cissaca nel 2025 dovrebbero far saltare sulla sedia chiunque abbia responsabilità di governo del territorio.

Più persone assistite. Più risorse necessarie per garantire sostegno. Più disagio sociale. Più solitudine.

Siamo davanti agli effetti prevedibili di un modello che da anni scarica sulle persone il peso delle crisi economiche, dell’aumento del costo della vita, dei salari fermi e della precarietà. E non possiamo più permetterci di osservare il quadro con rassegnazione.

Mentre una parte sempre più piccola della società concentra ricchezza e patrimoni, cresce il numero di persone che non riesce ad arrivare a fine mese, che rinuncia a curarsi, che fatica a costruire un progetto di vita o che ha bisogno di rivolgersi ai servizi sociali per affrontare problemi che dovrebbero essere prevenuti dalla politica.

Margherita Bassini, presidente del Consorzio, ha ragione quando dice che serve una visione di lungo periodo. Ma una visione che non si limiti a gestire le conseguenze, senza intervenire sulle cause.

Perché se sempre più persone hanno bisogno di assistenza, la domanda che la politica deve porsi non è soltanto come finanziare meglio il welfare. È perché sempre più persone, pur lavorando, non riescono più a vivere con serenità e autonomia.

La provincia di Alessandria sta vivendo contemporaneamente una crisi sociale, economica e demografica. I giovani se ne vanno, il lavoro è sempre più povero, la popolazione invecchia, aumentano le fragilità e diminuiscono le opportunità.

Di fronte a questo scenario servono scelte nette. Serve aumentare salari e pensioni. Serve introdurre un salario minimo. Serve investire nella sanità pubblica, nella scuola, nei servizi sociali e nel diritto alla casa. Serve una politica fiscale che chieda di più a chi ha di più e che utilizzi quelle risorse per garantire diritti e opportunità a chi oggi resta indietro.

Perché non è normale che aumentino contemporaneamente la ricchezza di pochi e il numero di persone che hanno bisogno di assistenza per vivere dignitosamente.

E c’è un altro dato evidenziato dal Cissaca che ci spinge ad interrogarci profondamente: l’aumento della rabbia e delle tensioni sociali.

Quando perfino chi lavora ogni giorno per aiutare le persone è costretto a dotarsi di misure di sicurezza, significa che il disagio ha superato una soglia critica. Significa che troppe persone non vedono più una prospettiva e percepiscono le istituzioni non come una risposta, ma come l’ultimo muro contro cui sbattere.

Se vogliamo davvero che, al posto di quel muro, le persone trovino un varco dobbiamo ridurre le disuguaglianze, garantire diritti, redistribuire ricchezza e offrire a tutte e tutti la possibilità di vivere una vita dignitosa.

Cissaca Alessandria