Felice Giani (1758-1823) è universalmente riconosciuto come uno dei massimi e più prolifici esponenti del Neoclassicismo italiano. Un talento visionario la cui memoria e il cui immenso patrimonio documentale sono oggi gelosamente custoditi nel nostro territorio, a San Sebastiano Curone, sede del prezioso “Archivio Pittor Giani”. Proprio il meticoloso e inesauribile lavoro di ricerca degli studiosi dell’Archivio continua a regalare al mondo dell’arte sorprese di inestimabile valore. Se il celebre “Taccuino” di lavoro dell’artista ha permesso di mappare con precisione le sue opere dal 1801 alla morte, i quindici anni precedenti sono sempre rimasti avvolti in una parziale e affascinante oscurità. Fino ad oggi. Grazie alle recenti indagini condotte dalla professoressa Marcella Vitali e dal dottor Vincenzo Basiglio (Segretario dell’Archivio Pittor Giani), sono riemersi ad Assisi apparati decorativi grandiosi, firmati dal maestro e finora completamente ignorati dalle fonti storiche. Un tassello fondamentale che riscrive gli anni giovanili del pittore.

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Felice Giani continua a riservarci sorprese

La disponibilità del Taccuino di lavoro dell’artista, scoperto dal dott. Riccardo Gianie tuttora conservato a San Sebastiano Curone, è fondamentale per la conoscenza dei lavori decorativi e della loro cronologia dal 1801 ai primi del 1823, anno della morte; al contrario non è purtroppo completa la conoscenza dei 15 anni precedenti, causa la documentazione frammentaria.

Nel 2003, grazie ad un documento rintracciato nell’ambito di una ricerca sul pittore Felice Giani in occasione di una mostra dedicata a sue opere inedite, si ebbe l’occasione di individuare poi di pubblicare le decorazioni di tre ambienti di Palazzo Bernabei già Sperelli Mancinforte ad Assisi, commissionate da Domenico Mancinforte vescovo di Faenza.

Il caso vuole che talvolta si creino le condizioni per nuove scoperte, come ad esempio ad Assisi, grazie ad un rinnovato e più ampio interesse per il patrimonio artistico locale, in occasione del centenario francescano.

Già nel catalogo della mostra Felice Giani. Dipinti e disegni da collezioni private, che si tenne a Brisighella nel 2003 e a San Sebastiano Curone nel 2004, era stato dato conto di un documento inedito che forniva diverse e preziose informazioni sull’artista e i suoi lavori, tra cui le decorazioni in un mai fino ad allora ricordato Palazzo Sperelli Mancinforte Bernabei in Assisi, da collocare cronologicamente dopo una prima fase di lavori a Jesi, circa all’epoca delle decorazioni della Casa Piazza ora Biblioteca Augusta di Perugia.

In questa ulteriore verifica, sono state scattate numerose immagini di particolari ed è emersa la data1797. Da ricerche effettuate all’Archivio di Stato di Ancona, fondo Manciforte, è stato ritrovato un documento che attesta un pagamento a Gaetano Bertolani, forse già responsabile della bottega di Felice Giani, nell’estate 1797. Sorprendente ora la recente individuazione di un apparato decorativo di Felice Giani e bottega in una villa nobiliare Fiumi Roncalli, tardo cinquecentesca nei pressi di Assisi, peraltro firmato ma mai ricordato dalle fonti.

Si tratta di un grandioso salone con affreschi tardo manieristi nella volta; alle pareti l’artista, con grande rispetto per le preesistenze, ha dispiegato il proprio repertorio di grottesche e candelabre, a cornice di tre imponenti scene figurate di soggetto mitologico e di quattro sovrapporte, tutti di grande qualità pittorica e tecnica.

Noi che da anni ci dedichiamo allo studio dell’opera dell’artista, nel corso di un recente sopralluogo abbiamo documentato il lavoro che verrà presentato nel prossimo autunno a Faenza ed in una prossima pubblicazione.

Vincenzo Basiglio e Marcella Vitali