La recente autorizzazione da parte della Provincia di Alessandria per la costruzione di due nuovi impianti agrivoltaici ha fatto scattare immediatamente l’allarme sul territorio. A farsi portavoce della protesta è il Comitato Salviamo Le Cascine, che esprime forte preoccupazione per una decisione che rischia di trasformare radicalmente il paesaggio rurale locale.

I due maxi impianti: dove sorgeranno

Il via libera provinciale riguarda la realizzazione di due grandi poli per la produzione di energia che raggiungeranno una potenza complessiva di circa 70 megawatt. Le aree individuate per l’installazione dei pannelli sono:

  • Tortona: nei terreni agricoli compresi tra Cascina Pantaleona e Cascina Baronina.
  • Pontestura: nell’area situata in via della Rocchetta.

La posizione del Comitato: sì alle rinnovabili, no al consumo di suolo

Il presidente del Comitato, Giancarlo Rossi, ha chiarito fin da subito la linea dell’associazione. Il gruppo non è affatto contrario alla transizione ecologica in sé, condividendo pienamente gli obiettivi della decarbonizzazione e dello sviluppo delle energie rinnovabili, ma contesta duramente il metodo e i luoghi scelti.

Il timore concreto è che l’installazione di parchi fotovoltaici di queste enormi dimensioni finisca per sottrarre preziose superfici alla naturale produzione agricola, compromettendo nel tempo non solo l’economia locale, ma anche la biodiversità e l’identità stessa del territorio alessandrino.

“Siamo fermamente convinti che la decarbonizzazione e il ricorso alle energie rinnovabili siano imperativi imprescindibili – ha dichiarato Giancarlo Rossi –. Tuttavia, non possiamo accettare che questo nobile obiettivo venga trasformato in un pretesto per la cementificazione e la trasformazione industriale dei nostri suoli fertili”.

L’appello alle istituzioni: serve trasparenza e partecipazione

Oltre al potenziale danno paesaggistico, il Comitato Salviamo Le Cascine punta il dito contro l’iter che ha portato all’autorizzazione degli impianti, criticando quella che definisce un’insufficiente partecipazione pubblica nelle procedure decisionali.

Attraverso una nota ufficiale, l’associazione esprime tutto il proprio sconcerto per l’assenza di un dibattito trasparente e di una regia istituzionale forte, in grado di proteggere il suolo da una “speculazione energetica incontrollata”. Da qui, la richiesta formale alla Provincia di Alessandria di rivedere i propri processi decisionali, garantendo per il futuro un maggiore e preventivo coinvolgimento delle comunità locali, dei cittadini e delle associazioni agricole prima di concedere simili autorizzazioni.

“La transizione energetica deve essere guidata dal buon senso e dalla salvaguardia dell’identità del nostro suolo, non dalla fretta burocratica o dagli interessi di pochi. Il territorio alessandrino non è una terra di conquista. È, e deve rimanere, una terra da custodire”, ha concluso il presidente Rossi.