Le ultime scene, secondo il piano di lavorazione, ad esser girate del cortometraggio “Servitori di Storie”, scritto e diretto da Valerio Marcozzi noto anche per essere l’ideatore della rassegna cinematografica “Corti dei Corti” in quel di Acqui Terme, martedì 6 febbraio 2024 hanno avuto quale location la Cittadella di Alessandria, in particolare i sotterranei già allestiti a prigione, con tanto di grate in legno che paiono esser di ferro rugginoso installate al tempo delle riprese per la minifiction Rai “Violetta”, andata in onda nell’ottobre 2011.

Per entrambe le produzioni questo è stato reso possibile grazie alla collaborazione prestata da Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per le province di Alessandria, Asti e Cuneo e dal Comune di Alessandria, nel quadro di azioni concrete in sostegno della cinematografia previste dal Protocollo d’intesa stipulato tra Comune di Alessandria e Fondazione Film Commission Torino-Piemonte; in questo caso per agevolare la giornata di riprese si è unita anche la sezione “Franchini” dell’Associazione Nazionale Bersaglieri di stanza nel Palazzo del Governatore.


La storia narrata è quella di Beppe, un libraio interpretato da Giuseppe Diano, rassegnato a veder fallire la sua attività, a cui fa visita una donna misteriosa, impersonata da Barbara Eforo, che non parla e comunica scrivendo su block-notes che è alla ricerca di un libro, il cui titolo è del tutto sconosciuto a Beppe eppure misteriosamente lo ritrova fra gli scaffali (la Libreria Cibrario in Acqui Terme, dove hanno girato lunedì 5 febbraio) e le sue pagine sono tutte bianche, tranne una che racconta di Smith il Pirata ovvero Diego Casale, di Thiago il Mago nei cui panni si è ritrovato Federico Clerico e di Set il Collezionista di Maniglie al secolo Andrea Robbiano.

Completano la squadra l’aiuto regista Francesca Riccardo, il direttore della fotografia Edoardo Nervi affiancato dall’operatore alla camera Lorenzo Marocco, dal tecnico di riprese col drone Alessandro Piccardo, dal fonico in presa diretta Marco Paolini; scenografie di Stefano Poggio e Sara Romano Sorato; trucco affidato a Frida Federici; immancabile sul set il fotografo di scena Michele Monti.

Si tratta di un’opera con cui il regista intende esplorare il senso di smarrimento e la mancanza di un obiettivo nella vita di un individuo, presentando una situazione che pare essere votata al fallimento, senza speranza di risoluzione; invece, emerge forte l’invito al pubblico a immergersi nelle vite dei protagonisti, superando le barriere tra schermo e platea; un approccio che crea spunti di riflessione, lasciando libero ciascuno di interpretare la narrazione in base a proprie esperienze e correlata visione del mondo.