Portici - 2ICriminalità dilagante, economia in ginocchio. Due facce di Tortona che stanno gettando la città in un baratro senza fine. Dopo 10 anni di Giunte di destra dove i sindaci non hanno brillato per inventiva e decisionismo, Gianluca Bardone, adesso che l’emergenza ospedale potrà essere risolta solo per vie legali, ha il dovere di attivarsi al più presto per cercare di risollevare Tortona.

La progressiva chiusura del Tribunale, del Punto nascite, dell’Inps e a breve anche della Polfer, sono lo specchio di una città dove il centro storico è sempre meno frequentato, dove la sera (ma anche di giorno) passeggiare per le strade significa incontrare sempre meno tortonesi e sempre più stranieri, alcuni bisognosi, ma altri con facce che fanno paura.

E così i tortonesi si rintanano sempre più fra le mura domestiche e quando devono fare la spesa vanno all’Outlet o all’Iper Montebello perché là ci sono negozi che a Tortona non si trovano.

E vi siete mai chiesti perché le grandi catene di abbigliamento come Zara, H&M o   Pull&Bear non aprono punti vendita a Tortona? La risposta è semplice non c’è movimento di gente, non ci sono persone che arrivano in città e gli abitanti appena hanno un po’ di tempo libero non la frequentano perché, a parte il Megaplex Stardust, non ci sono divertimenti, manifestazioni di rilievo, né locali in grado di richiamare gente da fuori.

Così tutto finisce in una spirale continua: i tortonesi vanno altrove e il progressivo impoverimento della città allontana pure gli imprenditori che potrebbero investire.

Tortona non ha bisogno di bancarelle domenicali, piccole iniziative di paese che non servono a nulla, ma se si vuole veramente invertire la tendenza bisogna attivarsi subito con una serie di interventi di ampio respiro, perché altrimenti la città è destinata a morire, diventando solo un dormitorio, una città satellite delle grandi zone metropolitane, un luogo dove la gente va soltanto a dormire per poi alzarsi al mattino per andare a lavorare nei luoghi dove il lavoro si trova: a Milano, Genova, Pavia, magari Alessandria.

E in quelle città, dove lavora, vive la propria vita, facendo spese ed acquisti.

Così, la grande ricchezza di Tortona, cioè la favorevole posizione geografica, servirà per scopi opposti: non per attirare gente, ma per favorire l’emigrazione dei tortonesi altrove.

 

COSA PUO’ FARE BARDONE

Sabato - Portici - ISolo il capo della città, cioè il sindaco Gianluca Bardone, potrebbe invertire questa spirale negativa.

In che modo? Valorizzando le uniche attrattive di cui dispone Tortona, che sono la storia, il turismo, i prodotti locali e ovviamente la favorevole ubicazione geografica.

Deve però farlo in grande stile con iniziative in grado di cambiare radicalmente la situazione e siccome le finanze comunali, come noto, sono sempre scarse, l’unica alternativa sarebbe quella di coinvolgere tutta la città, o almeno i soggetti ai quali converrebbe avere una Tortona dinamica, piena di gente e con buone prospettive future.

E non stiamo parlando solo del centro storico, ma di tutta la città, dal centro alla periferia fino ai comuni circostanti, con l’obiettivo di richiamare gente proveniente da fuori, perché è vero che c’è la crisi e i soldi sono pochi, ma proprio per questo è necessario intercettare quei pochi soldi che la gente è disposta a spendere e Tortona ha gli attributi per poterlo fare.

La prima cosa che dovrebbe fare il sindaco Bardone, quindi, è convocare una riunione con tutti quei soggetti locali che hanno convenienza ad avere una città viva: gli imprenditori prima di tutto, sia i pochi grandi (Gavio, Ghisolfi, Interporto di Rivalta, Graziano, Mutti, ecc…) che gli altri, le associazioni di categoria (Commercianti, artigiani, ecc..), la Fondazione Cassa di Risparmio di Tortona, la Curia vescovile, gli orionini, i Comuni vicini che intendono partecipare ad un programma di valorizzazione del territorio circostante, e tutti quei soggetti che potrebbero avere interessi al riguardo.

In questa riunione Bardone dovrebbe chiedere ad ognuno dei vari soggetti quanti soldi o mezzi, siano disposti ad investire, su piano triennale, per un progetto di grande valorizzazione della città dal punto di vista turistico, in grado di richiamare gente attraverso manifestazioni ad hoc di grande livello.

Ovviamente fornendo in cambio qualcosa ai vari soggetti partecipanti e questo qualcosa potrebbe essere da una semplice sponsorizzazione di un evento, a una sponsorizzazione definitiva, fino all’intitolazione di musei, palestre ed altre strutture.

Una volta raccolte le adesioni, e stabiliti quanti soldi ci sono da investire per cambiare volto a Tortona, sulla base dei fondi disponibili, decidere cosa realizzare.

Di progetti ce ne possono essere molteplici, a vari livelli: da un semplice evento che dura una settimana come Arena Derthona, ad una serie di manifestazioni con la presenza di grandi personaggi del mondo dello spettacolo legati alla valorizzazione del territorio e dei prodotti locali.

La presenza di Expo 2015 potrebbe essere la base di partenza per un progetto molto più ampio e duraturo. Tutto dipende dai fondi a disposizione.

E naturalmente tutto fatto in maniera trasparente: Oggi Cronaca è disponibile a pubblicare i nomi di chi eventualmente aderirà al progetto e quanto metterà a disposizione e soprattutto anche di coloro   chi invece non parteciperanno neppure alla riunione convocata da Bardone, perché della città e del suo futuro non gliene frega niente.

Ma tutto però, dipende dal sindaco Gianluca Bardone. La vita o la morte di Tortona, adesso è soltanto nelle sue mani.

Angelo Bottiroli

 1 febbraio 2015

Ore 16,55 di sabato, l'ora dello shopping in via Emilia nord

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Desolazione in via Emilia nord

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