Nel corso dell’audizione svoltasi oggi davanti alla 9ª e 10ª Commissione del Senato sul decreto-legge per la crisi del gruppo ex Ilva, il sindaco di Novi Ligure Rocchino Muliere ha illustrato con determinazione le priorità per salvaguardare l’occupazione e il futuro produttivo del polo novese. Di fronte al rischio concreto di fermo dell’impianto cittadino entro il 20 novembre per l’esaurimento delle scorte e l’avvio della cassa integrazione, il primo cittadino ha chiesto di estendere gli ammortizzatori sociali ben oltre il mese di giugno e di includere l’indotto, sollecitando un piano strutturato di approvvigionamento di materia prima dall’esterno per garantire la tenuta industriale di tutta la filiera dell’area a freddo.
Ammortizzatori sociali e contratti di sviluppo
Durante il confronto parlamentare, il sindaco Muliere ha analizzato le misure previste dal provvedimento legislativo, mettendo in luce i punti che necessitano di un immediato adeguamento:
- la copertura degli ammortizzatori sociali prevista attualmente fino a giugno è giudicata insufficiente dinanzi a una crisi destinata a durare nel tempo, rendendo indispensabile una programmazione di tutele a lungo termine;
- la necessità di assicurare la piena estensione degli ammortizzatori sociali a tutela delle imprese e dei lavoratori impiegati nell’indotto;
- la disponibilità a collaborare con la Regione per l’impiego delle risorse legate all’articolo 6 del decreto sui contratti di sviluppo;
- la richiesta di rimuovere il divieto di finanziamento delle opere infrastrutturali, ritenute un elemento decisivo e una leva irrinunciabile per favorire la ripartenza economica.
L’allarme scorte a Novi Ligure: il rischio stop entro il 20 novembre
Particolarmente critico è il quadro operativo tracciato per lo stabilimento di Novi Ligure, dove il tempo stringe per scongiurare la paralisi totale delle linee:
- l’esaurimento completo delle scorte di materia prima è previsto entro il 20 novembre, con la conseguente entrata in cassa integrazione dei dipendenti e il rischio di blocco completo dell’impianto;
- il contingente di 10.000 tonnellate annunciato dalla gestione commissariale copre a stento un arco temporale compreso tra i 15 e i 20 giorni di lavoro;
- la richiesta urgente di formalizzare un programma di ordini strutturato che abbracci almeno una prospettiva di medio periodo;
- il richiamo alla proposta, già presentata un anno fa alla stessa commissione parlamentare e rimasta inascoltata, di rifornire il sito novese acquistando materia prima da operatori terzi sul mercato.
L’asse con Piemonte e Liguria per salvare l’area a freddo
A fronte del pronunciamento della Corte di Cassazione sulle strutture di Taranto, il primo cittadino ha ribadito l’importanza della mobilitazione istituzionale congiunta:
- il ruolo strategico del tavolo permanente di crisi avviato tra le Regioni Piemonte e Liguria, le amministrazioni locali e le organizzazioni sindacali;
- l’impossibilità per il comparto dell’area a freddo di attendere anni in una condizione di totale blocco produttivo;
- la continuità operativa dei siti di Novi Ligure, Cornigliano e Racconigi attraverso canali di fornitura esterna, indicata da Muliere come una priorità industriale non più rinviabile per la salvaguardia dell’intero sistema produttivo nazionale.







