Una vasta discarica abusiva di oltre duemila metri quadrati è stata scoperta e sequestrata a Ventimiglia, nell’area di via Peglia situata tra il fiume Roja e la linea ferroviaria. L’operazione, condotta dai militari del Reparto Operativo Aeronavale della Guardia di Finanza di Genova, ha permesso di smantellare un articolato sistema di gestione e traffico illecito di rifiuti, portando alla denuncia di sette persone e al coinvolgimento di una ditta italiana e una società monegasca.

La scoperta dall’alto e l’avvio delle indagini

L’operazione ha preso il via grazie a una mirata ricognizione aerea condotta dagli elicotteri della Sezione Aerea di Genova. I sofisticati sistemi di osservazione e telerilevamento a bordo hanno permesso di individuare l’area sospetta dall’alto. Le informazioni sono state subito trasmesse alla Sezione Operativa Navale di Imperia che, in sinergia con il Comando Provinciale e sotto il coordinamento della Procura della Repubblica di Imperia, ha dato il via agli approfondimenti investigativi.

È così emerso che il terreno era nella disponibilità di una società di diritto monegasco e di una ditta individuale italiana operante nel settore delle costruzioni.

Rifiuti pericolosi, amianto e roghi illeciti

All’interno del sito le Fiamme Gialle hanno rinvenuto un deposito incontrollato di quasi 500 metri cubi di rifiuti, stoccati in totale assenza delle necessarie autorizzazioni ambientali. L’intervento dei tecnici ARPAL ha aggravato ulteriormente il quadro: i campionamenti hanno infatti accertato la presenza di materiali contenenti amianto, confermando l’elevata pericolosità del deposito per la salute pubblica e per l’ambiente.

L’attività investigativa ha permesso di ricostruire i passaggi di una vera e propria filiera illecita, caratterizzata da:

  • Trasporto di rifiuti dal territorio francese verso l’Italia.
  • Stoccaggio dei materiali all’interno dell’area abusiva.
  • Ripetuti episodi di combustione illecita (roghi) direttamente sul posto.
  • Abbandono di parte degli scarti all’interno dei normali cassonetti destinati alla raccolta urbana.

I provvedimenti e i soggetti denunciati

Le risultanze dell’operazione hanno portato alla segnalazione all’Autorità Giudiziaria di due soggetti giuridici (le due società) e di sette persone fisiche:

Nel corso delle operazioni, i militari hanno eseguito il sequestro probatorio dell’area, dei mezzi impiegati per la movimentazione dei rifiuti e di ulteriori beni di interesse investigativo.

Sulla base degli elementi raccolti, il Giudice per le indagini preliminari, su richiesta della Procura della Repubblica imperiese, ha quindi disposto il sequestro preventivo del sito, per impedire la prosecuzione delle condotte illecite e l’aggravamento del danno ambientale.

Nel corso delle ulteriori indagini, i militari hanno inoltre richiesto l’intervento dell’ARPAL che, a seguito dei sopralluoghi e dei campionamenti eseguiti, ha accertato la presenza di materiali contenenti amianto, confermando l’elevata pericolosità ambientale del deposito abusivo.

I Finanzieri hanno formalizzato le risultanze dell’attività investigativa in due comunicazioni di notizia di reato, ipotizzando il coinvolgimento di sette persone fisiche – tre cittadini italiani, un cittadino con doppia nazionalità italiana e monegasca, due cittadini rumeni e un cittadino nigeriano – nonché di due soggetti giuridici, costituiti dalla ditta individuale italiana e dalla società monegasca.

Nei confronti degli indagati vengono contestati, a vario titolo, i reati di abbandono e gestione illecita di rifiuti, combustione illecita di rifiuti, spedizione transfrontaliera illecita di rifiuti, violazioni della disciplina relativa alla movimentazione transfrontaliera dei rifiuti e attività organizzata per il traffico illecito di rifiuti, oltre ulteriori violazioni connesse.