La prolungata siccità e il caldo torrido degli ultimi mesi lanciano l’allarme in Piemonte, dove la crisi idrica minaccia seriamente il tessuto produttivo. A evidenziarlo è un nuovo studio regionale di Confartigianato, che fotografa una situazione preoccupante per oltre 10 mila imprese idro-esigenti, fortemente penalizzate non solo dalla mancanza di precipitazioni, ma anche da una rete idrica infrastrutturale che disperde oltre il 35% dell’acqua immessa.

I numeri della crisi per l’artigianato piemontese

Secondo l’analisi elaborata dall’Ufficio Studi di Confartigianato Imprese sulle attività manifatturiere e dei servizi alla persona, il Piemonte si trova attualmente in una situazione di severità idrica media. I dati legati al perimetro produttivo regionale mostrano un impatto significativo:

  • Nei 10 settori a maggior intensità di uso di acqua operano oltre 10 mila imprese, le quali danno lavoro a 125 mila addetti.
  • Di queste, le imprese artigiane coinvolte sono circa 7 mila (con 28 mila addetti).
  • Il 66,9% delle imprese piemontesi che operano in settori water intensive è di natura artigiana.

A tracciare il quadro della situazione è Giorgio Felici, Presidente di Confartigianato Imprese Piemonte: “La Regione Piemonte ha annunciato di voler chiedere lo stato di emergenza se non ci sarà un cambiamento nelle previsioni meteo in quanto alle piogge mancanti si aggiunge il caldo record degli ultimi mesi”.

Una situazione che, avverte Felici, “potrebbe penalizzare pesantemente le imprese manifatturiere in particolar modo quelle artigiane che rappresentano la maggioranza delle imprese a maggior uso di acqua. In relazione al fabbisogno di acqua, vanno considerate anche le imprese dei servizi alla persona: lavanderie, acconciatori ed estetisti, in cui si registra un maggiore consumo di acqua per uso imprenditoriale.”

Reti idriche colabrodo: gli sprechi nei capoluoghi

A peggiorare il quadro climatico c’è la condizione delle infrastrutture. Secondo un’indagine della CGIA di Mestre, in Piemonte ogni giorno vengono immessi nelle reti 359 litri pro capite, ma se ne perdono ben 127, un quantitativo equivalente al 35,4%. (A livello nazionale, la regione con le perdite maggiori è la Basilicata con il 65,5%, seguita dall’Abruzzo con il 62,5%, mentre l’Emilia Romagna risulta la più virtuosa con il 29,7%).

La mappa degli sprechi nei capoluoghi piemontesi evidenzia le seguenti percentuali di dispersione idrica:

  • Verbania: 43%
  • Novara e Cuneo: 31,5%
  • Biella: 30,7%
  • Alessandria: 28,9%
  • Torino: 25,6%
  • Vercelli: 22,25%
  • Asti: 19,2%

L’appello: utilizzare il PNRR per salvare le infrastrutture

Di fronte all’emergenza, il Presidente Felici è netto sulle responsabilità e sulle azioni da intraprendere per tutelare i cittadini e le imprese: “Come ogni estate si pone la questione della crisi idrica. Si facciano gli invasi e si intervenga sulla rete!”.

“Con la scusa del “cambiamento climatico” non si fa più manutenzione e si preferisce scaricare responsabilità e disagi su cittadini ed imprese. E’ necessario, con estrema rapidità continuare a ripensare alle priorità del PNRR e sfruttare quindi le risorse europee per ammodernare e realizzare gli invasi e le reti distributive per poter affrontare meglio una eventuale emergenza idrica che potrebbe mettere in seria difficoltà le attività produttive. Occorre programmare e progettare per non farci trovare impreparati di fronte al perdurare di assenza di precipitazioni senza dover rincorrere l’emergenza e senza dover adottare, se fosse necessario, misure drastiche”.