A un anno dalla sua istituzione, l’Osservatorio tecnico-scientifico PFAS della Regione Piemonte si è riunito oggi in seduta plenaria presso l’Environment Park di Torino. L’incontro è servito a tracciare il bilancio delle attività svolte nei primi dodici mesi e a definire le strategie per il 2027 nella lotta all’inquinamento da sostanze perfluoroalchiliche. Un percorso virtuoso che, attraverso nuove tecnologie di bonifica, rigidi monitoraggi ambientali e massima attenzione alla salute pubblica, conferma il Piemonte come la Regione più avanzata in Italia nella prevenzione e nel contrasto a questi inquinanti.

Un modello vincente tra ambiente e ricerca

Creato con la legge regionale n.9 del 2025, l’Osservatorio prosegue sul solco normativo tracciato già nel 2021, quando il Piemonte fu la prima (e tuttora unica) Regione a introdurre limiti specifici agli scarichi di PFAS nelle acque superficiali.

L’assessore regionale all’Ambiente, Matteo Marnati, rivendica con orgoglio i risultati raggiunti: «Un anno fa abbiamo scelto di creare un Osservatorio che mettesse attorno allo stesso tavolo istituzioni, mondo della ricerca, imprese ed enti di controllo. Oggi possiamo dire che quella scelta è stata vincente». Marnati sottolinea come il primato piemontese si basi su «un modello che unisce norme, monitoraggi, ricerca e sperimentazione tecnologica». Lo scopo resta chiaro: «Il nostro obiettivo è anticipare le criticità, individuare le fonti di contaminazione e mettere a disposizione strumenti per ridurre la presenza di questi contaminanti nell’ambiente, tutelando le risorse idriche e la salute dei cittadini».

La salute al centro: dal biomonitoraggio ai protocolli

La questione ambientale si lega indissolubilmente a quella sanitaria. Federico Riboldi, assessore regionale alla Sanità, ribadisce infatti che «sui PFAS la tutela della salute dei cittadini è prioritaria per la Regione Piemonte». Per questo motivo, l’Ente ha scelto da subito un approccio integrato, costruendo strumenti concreti: «Dal biomonitoraggio di oltre 900 cittadini di Spinetta Marengo ai percorsi di presa in carico sanitaria, fino alla definizione di protocolli condivisi che consentono di intervenire in modo tempestivo e appropriato». Una rotta tracciata con fermezza, perché, conclude Riboldi, «la prevenzione ambientale e la tutela della salute sono due facce della stessa medaglia e rappresentano un investimento sul futuro delle nostre comunità».

I monitoraggi di Arpa e la caccia ai nuovi PFAS

Tra i risultati più rilevanti di questo primo anno di attività emerge il nuovo modello di monitoraggio sviluppato da Arpa Piemonte, basato sui “bilanci di massa”, che quantifica la presenza di PFAS nei corsi d’acqua (con particolare attenzione al fiume Po) valutando indicatori come PFOS, PFOA e la concentrazione complessiva.

I dati del triennio 2021-2024 e del 2026 sono già stati analizzati, ma entro l’anno i controlli saranno estesi al quadrante sud-orientale, includendo il monitoraggio del cC₆O₄ (un PFAS di nuova generazione). Secondo Barbero, direttore generale di Arpa Piemonte, i dati sono incoraggianti: «Il monitoraggio dei PFAS nei corpi idrici effettuati nell’ambito dell’Osservatorio evidenzia che i limiti normativi e le azioni mirate hanno già prodotto riduzioni misurabili di specifiche emissioni, confermando l’efficacia delle strategie di controllo regionali adottate».

Le tecnologie in campo e la rete di partner

Il coordinatore dell’Osservatorio, Angelo Robotto, esprime profonda soddisfazione e guarda al futuro: «Il grande apporto di conoscenze dal punto di vista tecnologico che stiamo raccogliendo ci sta permettendo di avvicinarci a soluzioni concrete ed efficaci». Nei prossimi incontri l’obiettivo sarà quello di testare nuove tecnologie e valutarne i costi per supportare il territorio.

Il Piemonte si sta infatti affermando come un grande laboratorio di sperimentazione, lavorando su quattro fronti: segregare, separare, concentrare e distruggere gli inquinanti. Tra le soluzioni innovative in campo spiccano:

  • Sistemi a osmosi inversa, combinati con filtri a carboni attivi e resine a scambio ionico per trattare i reflui industriali più concentrati.
  • La tecnologia australiana “Surface Active Foam Fractionation”, che utilizza la schiumatura per concentrare e rimuovere i PFAS dai liquidi, impiegabile anche tramite impianti mobili.
  • Sistemi di pretrattamento chimico, basati sull’uso di cloruro di alluminio e soda caustica.

I dati raccolti saranno il pilastro per le politiche del 2027 e per l’imminente quarta campagna di monitoraggio regionale, forte di una rete di stakeholder impressionante. Alla seduta plenaria hanno infatti partecipato attivamente innumerevoli realtà, tra cui: Acqua Novara e Vco, Arpa Piemonte, gli ATO (1, 2 e 3), Autorità Rifiuti Piemonte, CNR – IRSA, Coldiretti, Confartigianato Piemonte, Confindustria, Confservizi Piemonte, ENEA, Istituto Zooprofilattico Sperimentale del Piemonte Liguria e Valle d’Aosta, Legambiente, Piemonte Innova, Politecnico di Torino, Province del VCO e di Vercelli, Smat, Università degli Studi di Torino, Università del Piemonte Orientale e Utilitalia.