Il convegno che si è tenuto nella cornice della Sala Berri a Pontecurone venerdì 29 ha degnamente celebrato Carlo Pedenovi (nato a Tortona nel 1927). Un uomo dalla cultura poliedrica e dal talento raro, che ha saputo fondere in un’unica, straordinaria esistenza la passione accademica, l’audacia dell’alpinismo e la sensibilità artistica.
L’amore viscerale per le vette, per la materia e per l’insegnamento è stato per tutta la vita un tutt’uno con il suo profondo senso dell’amicizia e con la sua spiccata sensibilità nel conoscere a fondo l’essere umano.
Dopo i saluti istituzionali del sindaco Valentino D’Amico, il convegno — sapientemente moderato dall’assessore alla cultura Marialuisa Ricotti — ha visto susseguirsi gli interventi del presidente della “Biblioteca Castelli” Piero Gazzaniga e della prof.ssa M. Grazia Milani. Le loro parole hanno delineato con affetto la figura dell’insegnante Carlo Pedenovi, evidenziandone in particolar modo l’imprescindibile ruolo di mentore per i suoi studenti.
L’arte, la ricerca dell’essenziale e le opere pubbliche
La parola è poi passata al prof. Mauro Galli, amico di famiglia, collega al Liceo scientifico “G. Peano” e curatore sia della mostra delle opere d’arte di Pedenovi (tenutasi nel 2013 a Palazzo Guidobono), sia dell’esaustivo catalogo della stessa, prezioso per delineare la biografia dell’autore.
Le slide delle sue opere, proiettate e commentate dal prof. Galli sul maxischermo della sala, hanno offerto ai presenti una straordinaria panoramica dell’evoluzione della sua arte, un percorso sempre intimamente teso a ricercare l’essenziale. Pedenovi ha lasciato infatti alla comunità opere pubbliche memorabili, come i monumenti dedicati all’Alpino, a Don Orione e alla Ninfa delle acque.
L’impresa del Redentore e l’amore per le vette
L’intervento dell’Ing. Mauro Sala ha successivamente messo in luce la grande disponibilità e le straordinarie competenze dell’artista nel condurre a termine un’impresa estremamente difficile: il restauro dell’enorme statua del Redentore, che domina dall’alto del monte Giarolo tutti i territori del tortonese.
Del resto, le sfide rappresentavano un impegno costante per Carlo Pedenovi. Non solo in campo artistico, ma, come ha ben testimoniato l’Ing. Ezio Giungato (già presidente del C.A.I. Tortonese, di cui Pedenovi fu tra i padri fondatori), anche sulle pareti di roccia, scabre, ghiacciate o innevate. Le sue imprese lo hanno portato a scalare in tutto il mondo: dalle Ande peruviane alle Alpi, dalla Groenlandia al Caucaso, fino al Nepal e alle Svalbard.
Le bellissime fotografie proiettate durante la serata, curate da Giacomo Seghesio, unite alle sentite citazioni lette da Giungato, hanno confermato definitivamente il profilo di uno scalatore instancabile, di un amico sincero e di un libero e sensibile ricercatore dell’essenzialità. Tra il numerosissimo pubblico accorso in sala, insieme a tanti amici e compagni di vita e di avventure, era presente anche la professoressa Luigina Stassano, vedova dell’artista.





