L’indagine di Unioncamere certifica l’ottimo stato di salute del comparto manifatturiero alessandrino, nettamente al di sopra della media regionale, affiancato dalla tenuta produttiva del tessuto astigiano. A preoccupare le aziende non è l’export diretto, ma l’impatto della crisi in Medio Oriente sui costi di logistica ed energia.

L’economia del nostro territorio non si ferma davanti alle tensioni internazionali e, anzi, fa registrare performance da record. Nel primo trimestre del 2026, l’indice della produzione industriale della provincia di Alessandria ha segnato un eccellente +4,7% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, stracciando di fatto la media regionale piemontese che si è fermata al +2,3%. Un risultato lusinghiero a cui si affianca la rassicurante stabilità produttiva della vicina provincia di Asti.

A fotografare lo stato di salute del nostro tessuto imprenditoriale è la recente indagine sull’industria manifatturiera condotta da Unioncamere Piemonte in collaborazione con gli uffici studi delle Camere di Commercio provinciali. Una rilevazione capillare, che sul territorio alessandrino ha coinvolto 221 imprese industriali, capaci di generare un fatturato complessivo di 4,2 miliardi di euro dando lavoro a ben 7.866 addetti.

A commentare questo quadro incoraggiante è Gian Paolo Coscia, Presidente della Camera di Commercio: “Alessandria e Asti, nonostante l’attuale fase storica, reagiscono bene. Alessandria segna il dato migliore in Piemonte, mentre Asti registra una stabilità produttiva, che non è poco di questi tempi, perché il conflitto in Medio Oriente incide sull’attività delle nostre aziende: si tratta soprattutto di impatti indiretti, e quindi legati ai costi logistici, energetici e delle materie prime. Nonostante questo, le nostre due province reagiscono bene, e questo ci spinge a lavorare sempre di più nel supporto alle nostre imprese”.

Entrando nel dettaglio dei singoli settori della provincia di Alessandria, emerge un andamento a due velocità che premia soprattutto le realtà più snelle. Il traino principale arriva dalla micro-industria chimica, che fa registrare un vero e proprio boom con un vertiginoso +32%, compensando il dato negativo della grande industria di settore (-8,5%). Ottime le performance anche per l’industria metalmeccanica (+5,9% complessivo, sostenuta dalla grande impresa a +3,6%) e per il solido comparto alimentare, al netto di una lieve flessione (-2%) per le grandi aziende. A soffrire maggiormente, in questo avvio di 2026, è invece la fascia della media industria, che accusa flessioni pesanti sia nella metalmeccanica (-10,6%), sia in un settore storico come quello della gioielleria (-11,1%).

Il report della Camera di Commercio offre anche uno spaccato interessante su come la grave instabilità nel Medio Oriente stia condizionando il nostro sistema produttivo. L’esposizione delle industrie alessandrine è per lo più indiretta: solo il 5% denuncia un impatto diretto sull’import-export, mentre ben il 57% delle aziende subisce il contraccolpo sui costi di gestione.

La preoccupazione maggiore riguarda le bollette: per il 50% degli imprenditori l’allargamento del conflitto sta generando un aumento significativo dei costi energetici (un ulteriore 38% lo valuta come moderato). Percentuali del tutto analoghe si registrano per i rincari sulle materie prime. Si fanno sentire anche le difficoltà di approvvigionamento della componentistica (avvertite in modo moderato dal 40% delle aziende e in modo severo dal 20%) e i ritardi legati all’allungamento delle rotte dei trasporti navali, che hanno un impatto significativo per il 17% del comparto industriale locale.