L’opera sarà in vetrina al Salone del Libro di Torino negli spazi Aletti Editore. Ecco di cosa si tratta

“Dall’alto della Torre ai piedi del Castello”. Versi che seguono i fili della memoria

È un legame che non segue le mappe geografiche ma quelle del cuore, la poetica di Elena Montecucco che, nella sua opera “Dall’alto della Torre ai piedi del Castello” – pubblicata nella collana “I Diamanti della Poesia” e disponibile anche in e-book – intraprende un viaggio che è insieme diario intimo e specchio universale. «La Torre di Arquata Scrivia e il Castello di Francavilla Bisio – spiega l’autrice, originaria di Arquata Scrivia (Alessandria) ma residente a Trento – sono le cornici dentro le quali le mie poesie si muovono nel tentativo di tratteggiare, attraverso i ricordi, i luoghi, le persone, le emozioni. Sfumati dal tempo, che ne cancella l’immediatezza, ho percorso le strade del ritorno. La memoria non è sempre integra in quanto contagiata dall’amore del proprio sentire, da quel velo di protezione e di tenerezza che si ha per i propri sentimenti. Tuttavia, ho cercato di preservare e di custodire quei luoghi e quei volti a me cari per poterli raccontare a chi con curiosità sfoglia questo libro».

In queste pagine, l’autrice non si limita a descrivere, ma evoca. La scrittura diventa lo strumento per trasformare l’immateriale in sostanza: un profumo dimenticato torna a farsi respiro, un’immagine sbiadita riacquista il colore di uno sguardo o la profondità di una ruga. «La terra può arrotolarsi, diventare onda, collina ed evocare profumi e suoni. Diventare una via animata da voci, da passi, e fermare un attimo, un ricordo su carta, per sempre». Nelle mani dell’autrice, la parola scritta ha il potere di plasmare il paesaggio, cristallizzare il pensiero e restituire al presente la forza di un passato che non ha mai smesso di parlarci. «La memoria – scrive, nella Prefazione, il maestro Giuseppe Aletti, poeta, editore e formatore – diventa materia viva, con cui interrogare il presente per capire compiutamente chi siamo».

Il cuore dell’opera risiede nel dialogo costante tra l’Elena di oggi e la bambina di ieri. Non c’è ombra del rimpianto in questo sguardo rivolto all’infanzia, ma una profonda e luminosa riconoscenza. «Quelle due parti di me – racconta – si fondono in un unico sentimento di gratitudine che va a coloro che hanno colmato i miei giorni con il proprio tempo fatto d’amore, amicizia, stima e a coloro che hanno saputo insegnarmi ad accogliere le piccole cose regalandomi la gioia dello stupore e della meraviglia». La scrittura di Elena “scava” nell’interiorità per riportare alla luce «ciò che è il nostro più intimo segreto, il nostro vissuto e i suoi caleidoscopici aspetti». I luoghi fisici continuano a trasformare i ricordi in emozioni sempre nuove. «Anche dentro ad una stanza le figure si muovono, guardano, parlano, lavorano. Sono sempre in movimento, mi portano con sé, si raccontano, mi insegnano, tracciano, sottolineano passaggi significativi, istanti fatti di vera poesia».

Ogni verso è un varco lasciato aperto affinché chiunque vi possa ritrovare la propria strada, la propria fotografia interiore, il proprio frammento di vita vissuta. «Chi legge una mia poesia – afferma l’autrice – può coglierne una frase, un passaggio capace di fare emergere un ricordo personale, di far aderire la mia poesia al suo stato d’animo, alla propria emozione». Al dettaglio nitido, la poetessa preferisce la sfumatura, quell’indefinito che permette al lettore di “abitare” il verso. «E’ proprio in un libro che possiamo rifugiarci e riscoprirci, morire e rinascere, abbandonarci e salvarci come naufraghi su terre fertili promettenti speranza».

“Dall’alto della Torre ai piedi del Castello” sarà in esposizione negli spazi Aletti Editore al Salone Internazionale del Libro di Torino, che tornerà ad animare il Lingotto Fiere dal 14 al 18 maggio 2026. «E’ un’occasione straordinaria – commenta Elena Montecucco -. Sono felicissima di potervi partecipare e di vedere dal di dentro questa macchina gigantesca in funzione. La mia curiosità e il mio spirito di ricerca sono entusiasti, addirittura elettrizzati da questa nuova avventura».

Federica Grisolia