il salumificio BARABINO un’eccellenza nel panorama delle aziende alimentari nata nel 1885 a Tortona, a gennaio ha portato i libri in tribunale per fallimento.

Un po’di storia: azienda nata come allevamento di suini nel 1919, si è trasformata in salumificio, affermandosi in tutta Italia con prodotti di qualità e antiche ricette artigianali.

Nonostante l’ottima qualità dei prodotti conosciuti, non solo nel tortonese ma in tutta la nazione, sono anni che la ditta BARABINO è in gravi difficoltà economiche.

Il personale, che fino a 5 anni fa contava un organico 20 unità, si è ridotto a 11 dipendenti nell’ultimo periodo, anche a causa delle difficoltà reiterate del titolare a retribuire regolarmente gli stipendi. Questo ha causato sicuramente una difficoltà nell’organizzazione del lavoro, magari provocando anche ritardi nelle consegne e di conseguenza, forse, prezzi più alti e nel contempo molti clienti della grande distribuzione si sono rivolti altrove; questi fattori hanno ridotto drasticamente il fatturato dell’azienda, andando ad aggravare una situazione di crisi già complicata.

A gennaio 2026 la proprietà è arrivata alla decisione, sicuramente sofferta, di cessare l’attività e ci chiediamo quindi quale potrà essere il futuro degli ultimi 11 lavoratori e delle loro famiglie che, dopo aver lavorato da BARABINO per oltre 15 anni, ora si trovano licenziati, con tre mensilità di stipendio arretrate e con una prospettiva di recuperare il loro TFR in tempi lunghissimi.

La rabbia dei lavoratori si innesta e si alimenta con il contesto socio economico di Tortona e dell’intero paese; la crisi morde e per le persone di 50/60 anni non c’è una soluzione: perdono il lavoro, non possono andare in pensione e nessuno li vuole! Data la loro età, non sono ricollocabili nel mondo del lavoro, non hanno avuto la possibilità di attingere alla cassa integrazione ordinaria, né tantomeno a quella straordinaria e l’unico reddito minimo a cui possono avere accesso è solo la disoccupazione per un periodo massimo di due anni!

 Non si può non notare, con disappunto, come la narrazione del Governo e dei Ministri Lollobrigida (agricoltura) e D’Urso (imprese), che fanno sfilate in tv per celebrare il made in ITALY, la cucina e i prodotti italiani specie quelli alimentari, strida fortemente con un mercato del lavoro in ginocchio, a causa della concorrenza estera, per i dazi americani, per i mancati aiuti promessi in campagna elettorale e mai rispettati. Le piccole imprese, come Barabino, senza adeguati supporti statali vengono divorate dalle grandi società e non sono in grado di reggere la concorrenza sul mercato.

Facciamo appello alla città di Tortona, in tutte le sue istanze e alle Istituzioni perché un marchio così pregiato come Barabino non venga archiviato tra le scartoffie di un Tribunale!

Marisa Valente Coordinatrice CGIL Tortona