Ha preso il via anche all’Azienda Ospedaliera di Alessandria il primo progetto in Italia finalizzato a validare l’efficacia della Medicina Narrativa e a valutarne l’impatto nella pratica clinica, nell’ottica di una sempre maggiore attenzione alla relazione tra operatore di cura e persona assistita. 

Si chiama NAME ed è stato avviato dalla Società Italiana di Medicina Narrativa (SIMeN) attraverso il Dipartimento delle Attività Integrate Ricerca e Innovazione (DAIRI) regionale, con il supporto della società di consulenza manageriale Apertamente. L’obiettivo di questo innovativo progetto è sviluppare tra i dipendenti delle Aziende sanitarie e ospedaliere la formazione sulla Medicina Narrativa che, è dimostrato, aiuta a ridurre il conflitto tra sanitari e pazienti. 


Il percorso formativo si svilupperà in sei giornate, da maggio 2023 fino a marzo 2024, in quattro diverse città della Regione Piemonte: Torino, Alessandria, Cuneo e Novara. Qui verranno allestiti altrettanti “laboratori narrativi” a cui parteciperanno molti professionisti della sanità, una platea qualificata, multidisciplinare e motivata a raggiungere importanti obiettivi. Oltre allo sviluppo della formazione sulla Medicina Narrativa, verranno infatti individuati e verificati specifici indicatori come la rivisitazione di un percorso diagnostico terapeutico assistenziale (PDTA), l’aderenza alle terapie da parte dei pazienti e, appunto, la riduzione del conflitto tra sanitari e pazienti. L’Istituto di Management della Scuola Superiore S. Anna di Pisa sarà a fianco di SIMeN durante tutto il percorso con lo scopo di validare dal punto di vista scientifico i risultati intermedi e finali. 

Il processo attivato nella Regione Piemonte sta quindi entrando ora nella sua fase operativa, dopo alcuni passaggi di carattere più logistico e organizzativo, prima tra tutti la partnership tra SIMeN e Regione Piemonte, tramite DAIRI R, per sviluppare un progetto formativo accreditato ECM sulla Medicina Narrativa. Un focus group si è poi svolto lo scorso 16 febbraio nella sede dell’Assessorato alla Sanità a Torino, permettendo di definire gli indicatori più adeguati e di mettere a punto una Cabina di regia composta dai referenti delle Aziende sanitarie. La presentazione ufficiale delle attività si è invece tenuta il 7 marzo, sempre in Assessorato.  

Alla formazione di 24 ore di didattica per ciascun operatore prenderanno parte professionalità diverse: medici specialisti (neurologi, ematologi, oncologi, chirurghi generali etc), infermieri, farmacisti ospedalieri, personale delle Direzioni generali e sanitarie. 

“Siamo davvero grati alla Regione Piemonte – evidenziano la presidente nazionale SIMeN Stefania Polvani e il responsabile dei rapporti con le istituzioni SIMeN Giovanni Melani – per aver permesso, tramite il DAIRI, la realizzazione di questo progetto unico a livello nazionale. Grazie anche agli altri nostri partner: Scuola S. Anna di Pisa e Aperta-mente di Milano. In base alle indicazioni dell’Istituto Superiore di Sanità con il termine di medicina narrativa si intende una metodologia d’intervento clinico-assistenziale basata su una specifica competenza comunicativa. La narrazione è lo strumento fondamentale per acquisire, comprendere e integrare i diversi punti di vista di quanti intervengono nella malattia e nel processo terapeutico-assistenziale. Il fine è la costruzione condivisa di un percorso personalizzato (storia di cura). Curare la malattia e curare la persona che vive l’esperienza della malattia sono due cose ben diverse. Il paradigma deve cambiare e la medicina narrativa – proseguono – nasce proprio dal riconoscimento di un’esigenza comune tra i professionisti della salute e le persone che si trovano ad affrontare un’esperienza di malattia. Oggi è indispensabile conoscere e comprendere i caratteri essenziali di una pratica che concorre alla razionalizzazione delle risorse, anche economiche ma che, soprattutto, produce effetti importanti tra cui l’aumento della compliance delle terapie e la prevenzione e riduzione della conflittualità, che spesso in sanità è generata da problemi relazionali, comunicativi e di umanizzazione. Con l’empatia e con le abilità di comunicazione, che possono essere insegnate da esperti e quindi apprese da tutti i sanitari, è possibile migliorare entrambe le parti della relazione. Il progetto con Regione Piemonte permetterà, infatti, di agire in maniera positiva sia sul paziente (miglioramento degli esiti della relazione, gradimento dell’esperienza e dei servizi, minore conflittualità) che sull’operatore sanitario (gestione di situazioni di burn out, miglioramento della capacità di ascolto e di diagnosi, comunicazione e relazione)”. 

Da sottolineare, infine, anche il contributo non condizionante al progetto delle aziende Sobi e Orion Pharma. 

L’auspicio è che il progetto NAME Piemonte diventi buona pratica di cura e di governance in sanità e che la metodologia narrativa possa essere a servizio di tutti i cittadini piemontesi.