La straordinaria e quasi sconosciuta vita di un vero e proprio “007 tortonese” è emersa sabato 24 ottobre durante la presentazione dell’ultimo romanzo storico di Enrico Magnano, intitolato “Le tredici stelle di Lenin”. Ospitato nella cornice della sala Berri a Pontecurone, l’evento è stato l’occasione per far scoprire al pubblico la figura di Carlo Codevilla, co-protagonista del libro ma soprattutto personaggio storico realmente esistito. Un uomo nato a Tortona nel 1900, divenuto agente segreto del servizio sovietico NKVD e la cui rocambolesca esistenza è stata pazientemente ricostruita dall’autore attraverso approfondite ricerche in archivi e biblioteche.
Dalla sparatoria di Castelnuovo Scrivia all’incontro con Lenin
Di Carlo Codevilla, nato esattamente il 2 maggio 1900, rimangono oggi soltanto tre fotografie, alcune lettere inviate alla madre a Tortona e pochissime testimonianze dirette. La sua vita fu segnata in modo indelebile da un tragico episodio avvenuto nel 1921 a Castelnuovo Scrivia: uno scontro a fuoco tra alcuni membri socialisti del suo movimento, i “Figli di Nessuno”, e un gruppo di fascisti, due dei quali persero la vita.
Condannato all’ergastolo in contumacia per quei fatti, Codevilla fu costretto a una precipitosa fuga da Tortona che lo portò fino a Mosca. Nella capitale sovietica, il giovane tortonese entrò in contatto con i vertici della rivoluzione: conobbe figure storiche del calibro di Lenin e Trotsky e arrivò a collaborare con Antonio Gramsci.
L’identità dell’agente “Moro” e il tragico epilogo a New York
Il profilo di Codevilla tracciato da Magnano restituisce l’immagine di una spia di altissimo livello, le cui caratteristiche sembrano uscite da una vera e propria sceneggiatura cinematografica:
- uomo laureato, di bell’aspetto e dotato di un’intelligenza brillante;
- padroneggiava fluentemente ben cinque lingue straniere;
- fu addestrato direttamente per conto del Comintern (L’Internazionale Comunista);
- operò in innumerevoli missioni in tutta Europa sotto la copertura di false identità, utilizzando il nome di battaglia “Moro”.
L’epilogo della sua vita da agente segreto fu tanto violento quanto il suo esordio: Codevilla morì assassinato, pugnalato alle spalle a New York il 17 agosto 1950. A ricordarlo, oltre alla sua leggenda, un gesto di grande generosità: lasciò un discreto patrimonio da dividere tra la madre e gli orfani di Don Orione, figura che non a caso viene citata più volte nel romanzo. Fu proprio la madre a far traslare successivamente la salma dagli Stati Uniti al cimitero di Tortona, dove tuttora riposa.
Il romanzo: un intreccio storico nell’Italia fascista
Enrico Magnano ha saputo incastonare magistralmente la figura reale di Carlo Codevilla all’interno della narrazione de “Le tredici stelle di Lenin”. La storia, definita molto coinvolgente e dal ritmo incalzante, si snoda attraverso vari scenari suggestivi, passando da Mosca a Napoli, fino a toccare l’isola di Procida e la Sicilia, in un arco temporale compreso tra i mesi di settembre e ottobre del 1932, in pieno regime fascista.





