Oggi, mercoledì 22 luglio, la città di Tortona accoglie l’arrivo di Daniele Ventola, antropologo e pedagogista napoletano partito il 1° luglio da Assisi per un viaggio a piedi di oltre 1.500 chilometri di cui abbiamo scritto ieri in questo articolo. La sua meta finale è Bruxelles, ma il vero traguardo è umano: attraverso il progetto “Call of Peace”, Ventola sta raccogliendo messaggi e testimonianze di pace su tre pergamene. Rimarrà in città per qualche giorno prima di riprendere il cammino.
Un pellegrinaggio moderno nell’anno francescano
Il lungo cammino europeo per la pace si inserisce nel solco dell’ottavo centenario della morte di San Francesco, figura universale di dialogo. Attraversando Italia, Svizzera, Francia e Belgio, l’obiettivo di Ventola non è protestare, ma compiere una scelta individuale e invitare le comunità a fare lo stesso. Le voci raccolte lungo la strada – da semplici cittadini alle istituzioni – verranno poi consegnate all’ONU di Ginevra e al Parlamento Europeo.
A Tortona, il camminatore ha in programma una sosta per riorganizzare le forze. Il suo arrivo odierno sarà seguito da alcuni giorni di permanenza sul nostro territorio, con la ripartenza verso Alessandria e Torino fissata tra il 25 e il 26 luglio. Per capire meglio le motivazioni, le sfide e i dettagli logistici di questa impresa (già affrontata in scala più ampia tra il 2018 e il 2020 con il viaggio a piedi verso la Cina), abbiamo raggiunto Daniele Ventola per un botta e risposta diretto.
Intervista esclusiva: le parole del promotore di “Call of Peace”
Ha qualche sponsor o si è autofinanziato?
Questo cammino non ha sponsor o finanziatori. Ho scelto di non chiedere nulla affinché potessi essere libero nella diffusione dell’unico messaggio di consapevolezza e di pace, senza possibili fraintendimenti.
Viaggia da solo e sempre a piedi o qualcuno la accompagna?
Ho avuto dei compagni di viaggio: un caro amico, Tommaso Dilena di Udine, che mi ha accompagnato fino a Castelnuovo di Garfagnana, e un altro signore diventato caro amico durante il cammino, Giorgio Soldá, che mi ha invece accompagnato fino a Bardi. Questo cammino per la pace è un viaggio aperto che mi vuole accompagnare anche per alcune tappe; si è i benvenuti in completa autonomia e indipendenza. Essendo un viaggio particolarmente spartano, è richiesto un grande spirito di adattamento.
Se viaggia da solo non ha paura di essere aggredito o rapinato?
Viaggiando da solo, non ho paura particolare delle persone. Il viaggio stesso dall’Italia alla Cina a piedi per il progetto “Vento della Seta”, che ho percorso dal 2018 al 2020, mi ha messo di fronte a tante sfide e prove psicologiche, fisiche e umane. Ma solitamente, soprattutto in Italia e in Ungheria, sono le persone ad avere principalmente paura di me, guardandomi con sospetto. Durante questo viaggio, non mi sono ancora capitati momenti di pericolo, ma durante “Vento della Seta” ho dovuto affrontare diverse situazioni borderline.
Dove dorme? In tenda, camping, B&B?
Mi capita di dormire davvero ovunque, anche se nelle città, e almeno ogni 3-4 giorni di cammino, cerco di trovare alberghi o B&B per pulirmi, raccontare gli incontri sui social network e gestire le risorse alimentari e tecnologiche.
Come farà ad attraversare le Alpi e c’è una mappa del percorso?
Attraverserò Alessandria, Torino, la Val di Susa per scavallare le Alpi sul Moncenisio e scendere in Francia, virando in Svizzera per presentarmi di fronte ai palazzi dell’ONU. C’è una mappa indicativa del percorso, ma essendo un lungo viaggio sarà bene o male una decisione che si adeguerà giorno dopo giorno.
Che lavoro fa visto che il viaggio sarà di due mesi? Ha preso ferie?
Sono student mentor e Teacher di World Religion e PSME (Personal Social and Moral Education) nella International School del Gonzaga Campus di Palermo. Infatti, entro settembre devo essere a Bruxelles prima del suono della campanella.
Non sono poche tre pergamene per raccogliere le impressioni della gente?
Spero che le pergamene siano abbastanza. Ad ora siamo a un terzo del viaggio ed è l’inizio della seconda pergamena. Speriamo bene… Oggi arrivo a Tortona ma conto di ripartire il 25 o 26 per Alessandria.
Qual è il messaggio finale di questo viaggio?
Questo cammino sarebbe principalmente rivolto ai giovani, poiché in un mondo che sembra perdere ogni orientamento e direzione, riuscire come camminatore ad unire tutte quelle realtà che guardano al proprio interiore e alla possibilità di un futuro alternativo rispetto all’individualismo e al consumismo che questa società ci ispira e ci proietta ogni giorno, questa è la missione principale di Call of Peace. Come ripeto sempre, il cammino e Bruxelles sono solo un simbolo, una scusa. La vera questione è incontrare realtà e persone che non vogliono rimanere indifferenti al vuoto ontologico a cui questo tipo di società ci sta abituando. Invito chi voglia rispondere alla chiamata della Pace a seguire il canale Instagram e Facebook di “ventodellaseta_callofpeace”. (https://www.facebook.com/Ventodellaseta/)



