La prima sensazione che si prova attraversando il rettilineo che da Montegrotto Terme porta a Due Carrare è quella di trovarsi in una dimensione fuori dal tempo. A destra spicca il torrione medioevale del Trecento del Castello di San Pelagio, divenuto poi villa veneta nel XVI secolo; a sinistra, davanti all’ingresso, fa capolino un aereo che risale a molti secoli dopo, agli albori del Novecento. E tutto è immerso nel verde di uno splendido parco di 30 mila metri quadrati.
Le bellezze del nostro Paese non si trovano soltanto nelle grandi città d’arte, ma anche e soprattutto nelle piccole località. È il caso del Comune di Due Carrare, dove sorge questo grande gioiello del turismo di prossimità: il Castello di San Pelagio, dimora d’epoca e inestimabile custode della nostra memoria.
L’Italia non è fatta solo dalle grandi piazze di Roma o Firenze, ma da tesori nascosti in provincia. Un patrimonio inestimabile fatto di architetture da sogno, parchi secolari e vicende eroiche. La nostra redazione, nell’ambito della rubrica dedicata ai viaggi, fa oggi tappa in uno dei luoghi più suggestivi del Nord Italia, che merita di essere conosciuto e valorizzato a livello internazionale. Da qui, immerso nella quiete della natura padovana, Gabriele D’Annunzio partì dal campo di volo alle prime luci dell’alba del 9 agosto 1918 per effettuare il suo leggendario “folle volo” su Vienna. Insieme alla squadriglia “La Serenissima”, il Vate percorse circa 1.000 chilometri per lanciare migliaia di volantini tricolori sulla capitale austro-ungarica.
È proprio al Castello di San Pelagio che la storia dell’aviazione incontra la poesia. Un’impresa epica che viene ripercorsa nelle stanze della tenuta. Gabriele d’Annunzio è stato uno dei personaggi più incredibili e complessi della storia italiana, capace di gesta audaci e, al tempo stesso, autore di componimenti immortali. L’emozione di arrivare in questa dimora non si può raccontare in poche righe: va vissuta, respirata, annusata.
Ci troviamo di fronte a una struttura che possiede un punto di forza unico: la sua doppia anima. Da un lato è una splendida villa veneta circondata da un parco che include labirinti, alberi secolari e roseti, tanto da essere inserita nel prestigioso network dei Grandi Giardini Italiani. Dall’altro, ospita un Museo del Volo eccezionale. Visitarlo significa compiere un viaggio a ritroso nel tempo, all’interno di un capitolo fondamentale per la nostra identità nazionale.
Passeggiare per San Pelagio non significa soltanto apprezzare l’architettura o i tesori delle sue sale, ma entrare in contatto con un’entità viva, dove l’eleganza classica si fonde con una storia di coraggio e innovazione. Basti pensare alla ricchezza naturalistica dell’esterno, che comprende ben due labirinti: quello del Minotauro e quello del “Forse che sì forse che no”, chiara citazione dannunziana. E poi il brolo, la particolarità della ghiacciaia, in un giardino curato in modo maniacale.
Il cuore pulsante, tuttavia, rimane il legame con il poeta e l’impresa aerea. Varcare la soglia delle stanze del Vate significa immergersi in un’atmosfera sospesa nel tempo, dove ogni oggetto custodisce aneddoti e segreti che meritano un racconto a sé stante.
Oggi il Castello di San Pelagio è una struttura polivalente: oltre al museo, al parco e alle antiche sale, è una ricercata location per eventi, aperta a scuole e gruppi, capace di richiamare ogni anno migliaia di visitatori. Il merito di tutto questo va alla famiglia Zaborra, proprietaria dell’immobile da quasi 350 anni. La villa divenne infatti dei conti Zaborra nel 1680 (all’interno si può ammirare l’albero genealogico e una mappa del territorio del 1626) e, in seguito al terremoto del Friuli del 1976, fu l’architetto Alberto Avesani, marito della contessa Zaborra, a elaborare un progetto di restauro completo. Nel 1980 una parte dell’edificio è stata adibita a museo aeronautico e spaziale, mettendo a disposizione del pubblico anche gli antichi documenti di famiglia.
Luoghi inimitabili come questo, custodi di imprese eroiche e bellezze naturalistiche, meritano oggi di essere celebrati non solo con la visita dal vivo, ma anche attraverso opere editoriali moderne, capaci di unire la nobiltà della carta stampata ai contenuti multimediali interattivi, per raggiungere i lettori e gli appassionati di storia in tutto il mondo. Opere dove, inquadrando un semplice codice, un lettore in qualsiasi parte d’Italia possa ascoltare il rombo dei motori del 1918 o perdersi virtualmente nei labirinti del parco, lasciando una traccia indelebile per le generazioni future.


Foto Di Quinok – Opera propria, CC BY-SA 4.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=61915012



