L’Amministrazione pontecuronese ha rinnovato con grande piacere domenica 3 maggio la cerimonia della Bandiera del Gualdo, che viene riproposta per richiamare l’antica tradizione medievale. Il paese infatti è stato per almeno tre secoli, dal 1300 al 1600, uno fra i primi produttori del gualdo, vale a dire dell’ìsatis tinctoria, l’erba colorante di blu che, opportunamente macerata, schiacciata ed essicata in forma di palle chiamate “coccagne”, aveva dato ai paesi di questa zona il titolo di “Paesi della cuccagna”. In effetti il commercio del gualdo arricchì notevolmente questo nostro territorio, fino a quando l’importazione a basso prezzo dell’ìndaco, proveniente dall’Asia, spiazzò la coltivazione del gualdo.
La bandiera, issata per secoli sulla torre civica, oggi su un apposito pennone di fronte all’antico Municipio, è costituita da un drappo bianco a coda di rondine su cui sono stampati il simbolo del Comune e l’antica formula in latino“Ut fructus terrae dare et conservare digneris te rogamus audi nos. A fulgure et tempestate libera nos Domine”, vale a dire: “Signore, ascoltaci, ti preghiamo di concedere buoni raccolti alla terra e di conservarli, liberaci dai fulmini e dalla grandine.”
La bandiera, che un tempo indicava la festa del raccolto del gualdo, oggi è un simbolo di ringraziamento a Dio per i raccolti ottenuti, in tutte le attività, non solo quelle agricole. Nello stesso tempo è un’invocazione a Dio di protezione e sicurezza per tutti i Pontecuronesi.
La bandiera storica ed un nuovo tricolore sono state portate dalla chiesa di San Giovanni Battista, dopo la benedizione del Parroco don Luca Ingrascì e issate, ciascuna sul proprio pennone, da Angelo Gueli, presidente dei volontari della Protezione Civile, alla presenza del vice sindaco Marialuisa Ricotti e del Consigliere Daniele Stafforini.





