E’ in corso al Castello Podestarile di Castelnuovo Scrivia l’ultima mostra del pittore e scultore Claudio Magrassi, già vincitore del Premio Suzzara, Bocca, Celeste e già presente alla Biennale di Venezia con Vittorio Sgarbi. Alcune sue opere sono già musealizzate alla Fabbrica Borroni di Bollate e al museo MAGMA (CE). La sua mostra “Mimesis” resterà aperta fino al 14 settembre. L’occasione giusta per approfondire la poetica di un pittore affascinante, eccentrico, anomalo, sui generis che incarna pienamente la nobile tradizione pittorica figurativa italiana, spesso ingiustamente in carenza di visibilità ma nella realtà sociale e culturale ancora molto vitale e con molte ricchezze da regalarci e condividere per il futuro.
Caro Claudio seguo da anni il tuo percorso artistico con stima e affetto e sono contento di aver colto nella tua mostra “Mimesis” attualmente in corso al Castello Podestarile di Castelnuovo Scrivia una sorta di ricapitolazione della tua multiforme arte. Sei un artista che muta ma nel contempo non perde le forme iniziali?
Giacomo ti devo confessare che mi ha fatto immensamente piacere averti presente alla mostra “Mimesis”, si hai colto nel segno, durante questi anni ho sentito in me un’evidente esigenza alla modifica del reale.
Provando a tipizzare la tua pittura a livello di narratività ed espressività provo ad indicare alcuni tuoi stilemi riassuntivi all’interno di una tua cifra sempre riconoscibile e personale: una pittura tra sur-realità e iper-realismo dove intrecci il post-moderno con risonanze ancestrali e mitopoietiche; una pittura più ritrattistica di tipo lirico-poetico-esistenziale (il tema della stanza e del letto) connotata dai tuoi classici inserti di tessuto e colature di colore e oggi scopro altri scenari artistici: il paesaggio urbano e dei gioielli pittorici di piccolo formato e dal sapore quasi neo-barocco e neo-fiammingo…
Esatto, hai colto con estrema sensibilità il mio aspetto visionario connotato dalla mia passione nell’utilizzare stilemi del passato e contaminarli con accenni di contemporaneità. Tutto ciò crea in me un gioco creativo oltremodo stimolante e non a caso all’utilizzo alternativo della tela con superfici metalliche contribuisce la scelta del rame come elemento perfetto per accogliere nuove rappresentazioni.
Torniamo alla tua pittura su rame: sento un grande calore e una profonda intimità in queste tue nuove opere dal gusto antico e vibrante. Ci sono dipinti molto raffinati ed eleganti arricchiti da suggestivi inserti materici luminosi: un segno della tua competenza orafa che riaffiora?
Si, l’oreficeria ogni tanto trapela con inserimenti al fine di impreziosire l’opera su rame; inserire piccoli piercing nei volti crea una coniugazione tra passato e contemporaneità urbana. Anche se a mio avviso ritengo più importante la scelta della forma in quanto spesso gli scarti tagliati a mano risultano migliori proprio perché inusuali e su di essi corpi e volti risultano mancanti, a sottolineare quanto l’assenza esalti la presenza del soggetto rappresentato.
Mi ha incantato una tua flagellazione, che mi ha ricordato come struttura quella di Luca Signorelli alla Pinacoteca di Brera ma declinata con la tua anima e il tuo stile unico e differenziale: un Cristo che vibra in una sua aura cromatica. Pittura dove si sente l’aria e il fuoco.
Ti sei soffermato sul dipinto che ha richiesto una tecnica esecutoria molto lunga: il rame. Dopo aver scelto il taglio della sua forma, tale da essere perfetta per accogliere la rappresentazione di una flagellazione del 1600, la texture è stata realizzata mediante un procedimento di sovrapposizioni di colori e agenti acidi. L’effetto che ne deriva è sempre inaspettato, e visivamente la risultante appare con un caratteristico aspetto in equilibrio tra devastazione e visione in trasparenza dei soggetti rappresentati.
Un’altra novità che mi ha sorpreso è la tua scultura in bronzo, ricca di tensioni vitalistiche e incursioni simboliste. Ce ne parli?
La scultura ha assunto un ruolo assai importante nel mio percorso artistico; il dialogo che ne deriva si concentra principalmente sugli studi della forma concentrata principalmente sulla figura umana e cercando di scorgere l’intimità di un ritratto interiore intrecciato tra la contemporaneità, iconografie barocche e previsioni personali di come ” l’umana carne” si modificherà a livello estetico tenendo conto delle continue sperimentazioni, al fine di un adattamento forzato ad un ecosistema impazzito.
Talvolta sembri omaggiare le deformazioni di Francis Bacon ma nelle tue opere ci sento una solarità e una vitalità luminosa e meno cupezza.
Si, amo Bacon, anche se a mio avviso molte similitudini di stile analoghe scaturirono precedentemente dal pittore inglese Walter Richard Sickert. Penso che il mio codice creativo risulti comunque assai diverso sia come approccio sia come climax di struttura compositiva e stilistica. Spesso l’istintività si coniuga al rapporto di conflitto che alimenta l’energia capace di scaturire la realizzazione di nuove creature, in bilico tra l’umano e l’animale e tra il sacro e il profano.
Anche nel paesaggio urbano si coglie un tuo approccio inconfondibile. Riesci a rinnovare un genus oggi fin troppo abusato. Mentre di solito oggi la pittura contemporanea ci offre paesaggi urbani freddi, sterili, iper-tecnici o noiosamente alienanti in un genere di pittura ormai quasi arredativa i tuoi scorci di città invece mi sembrano visioni animiche, calde, piene di luce anche nelle scene notturne.
Mi rincuora sentire queste tue parole rivolte alla “paesaggistica”. In occasione di questa personale ho voluto realizzare due vedute castelnovesi, paese al quale sono molto legato. Le amalgame coloristiche con tinte ambrate e bruni trasparenti che avvolgono il tutto, simbolo cromatico che induce a mio avviso alla rimembranza, al ricordo che permane; ciò che trapela è l’anima della rappresentazione che si mostra nuda, agevolata dall’utilizzo della tecnica pittorica a “macchie” e schiarite tonali sulla texture pittorica, come il ritrovamento casuale di vecchie foto ingiallite e corrotte dal tempo, forse anche per questo capaci di farci emozionare.
Grazie Claudio; sai dipingere anche parlando!
Giacomo Maria Prati