È Marco Ladetto, Direttore di Ematologia dell’Azienda Ospedaliera di Alessandria ad aver ricevuto nella Sala del Consiglio del Comune di Alessandria il premio della ricerca per il “Miglior Paper – articolo pubblicato nell’anno 2020, con affiliazione dell’Azienda Ospedaliera di Alessandria o dell’ASL AL” con un lavoro dal titolo “Marginal zone lymphomas: ESMO Clinical Practise Guidelines for diagnosis, treatment and follow-up”.

Intitolato alla memoria di Nicola Giorgione, già Direttore Generale dell’Ospedale che aveva operato con forte convinzione per lo sviluppo all’interno dello stesso della ricerca in campo scientifico, il premio ha l’obiettivo di valorizzare il patrimonio intellettuale e di “know-how” presente all’interno dell’AO AL e dell’ASL AL, al fine di favorire l’innovazione e la ricerca scientifica. Il vincitore, in questo caso il Prof. Ladetto, potrà quindi utilizzare i 1000 euro del premio, cofinanziato da Solidal per la Ricerca e dall’Azienda Ospedaliera, per ricerche bibliografiche (consultazione a pagamento di banche dati, acquisto di libri o di riviste), pubblicazioni su riviste a pagamento Open Access e corsi di formazione specifica.


Condotto nell’ambito della Società Europea di Oncologia Medica (ESMO) – spiega Marco Ladetto – si tratta di uno sforzo collaborativo, da noi coordinato, che ha portato allo sviluppo di una linea guida sul linfoma marginale, ovvero una patologia molto complessa ed estremamente eterogenea per la quale non esisteva una linea condivisa a livello internazionale. Abbiamo coinvolto 12 specialisti dei principali Paesi europei con competenze differenti, come l’anatomopatologo e il radioterapista, al fine di poter creare un prodotto effettivamente fruibile per il clinico e vicino alla pratica. La linea guida – prosegue – consente quindi di supportare il medico nella scelta dell’approccio più indicato per questa patologia, andando a costituire la migliore pratica clinica disponibile a livello europeo, proprio perché condivisa. Occorre infine sottolineare che le linee guida ESMO sono rilevanti anche a livello extraeuropeo, quindi riteniamo che questo lavoro possa aver fornito strumenti utili nella gestione del singolo paziente in questa patologia”.