250 vocaboli per conoscere da vicino Dacia Maraini e tornare a giocare spensierati tra le parole della vita

Ci si sente trasportare dal suono delle parole, si gioca con il ritmo delle consonanti, si sprofonda in ricordi, si riemerge tra granelli di sabbia e sole e si abbracciano pensieri leggeri. Si danza e si vola come Peter Pan verso l’isola che non c’è, ma in questo caso l’isola è realtà, è vita vera e vissuta, è quella della celebre scrittrice Dacia Maraini che con grande serenità risponde alle domande della giornalista e scrittrice Gioconda Marinelli. “Ecco io spero che leggendo questo libro si sia presi dalla voglia di giocare e di volare da un tetto all’altro solo per il piacere di farlo” afferma Dacia Maraini nella prefazione del suo ultimo lavoro “Alfabeto Quotidiano” (Marlin Editore, giugno 2021). Leggerlo è come bersi una tazza di tè assieme a due grandi donne che dialogano attorno al valore dell’esistenza, dei sogni, delle speranze, di tutto ciò che ci circonda attraverso un viaggio che inizia dalla lettera A di abitudini fino alla lettera Z di zonzo.

Così si scoprono momenti dolorosi, aneddoti piacevoli, storie d’amore e musica, storie di parole, e si ragiona attraverso riflessioni filosofiche e letterarie. Il tutto, però, in estrema leggerezza. Questo è un libro che come tormentone estivo ti prende, ti coinvolge e ti invita a nuove emozioni, pensieri e consapevolezze.


La forma scelta è quella dell’ordine alfabetico e così come nella vita le emozioni non nascono mai sole, ma si mescolano tra loro in situazioni contrastanti, anche in “Alfabeto quotidiano” si passa da argomenti leggeri come appunto abitudini, nuvole o jeans ad argomenti come quarantena, Morante, Pasolini e odio.

Perciò si assapora il primo sorso di tè e si sfiorano mondi diversi, apparentemente lontani tra loro, ma in verità così profondamente uniti.

250 parole, 250 sorsi di un tè, per toccare interrogativi esistenziali: domande sul senso della vita, sulla gioia, la sofferenza, la violenza, la morte per poi fermarsi a scene divertenti che danno pienamente l’idea dell’amore sconfinato per la letteratura della romanziera italiana, già premio Strega, Campiello ed Hemingway:  “Ovunque vado mi porto appresso un libro da leggere, magari anche piccolo, da nascondere in una tasca. In ogni occasione lo tiro fuori: un’attesa, un tragitto in autobus o in metropolitana, anche sul taxi leggo, salvo che sia buio. Una volta ho fatto ridere tutti perché mi sono messa a leggere sullo skilift. Divento svogliata e triste se non ho una storia che mi catturi e mi porti per mano in paesaggi sconosciuti, dentro stanze non mie, in tempi lontani e seducenti. Non potrei vivere senza leggere”.

Le domande di Gioconda Marinelli si susseguono incalzanti e le risposte e le considerazioni sono sicure, rapide, sempre sincere, mai elusive. Si tratta di un’occasione per conoscere i pensieri più reconditi e i moti dell’anima di una personalità che ha dedicato la propria esistenza alla scrittura, partendo dal presupposto di “non avere niente nella propria vita di cui non si possa parlare pubblicamente”.

E dunque le pagine scorrono veloci e allegre e così come ci si è seduti in salotto assieme alle due autrici scambiando qualche parola in amicizia e cordialità, dopo esserci soffermati a lungo su argomenti di varia natura, ci si saluta con un sorriso e un suono giocoso come zonzo.

Più tardi, nelle proprie abitazioni, magari prima di coricarsi, al fresco della sera, ci torneranno alla mente vibrazioni sonore, consigli, riflessioni e suggestioni, perché come Gioconda Marinelli afferma: “è sempre un piacere ascoltare Dacia Maraini perché so che dirà sempre qualcosa di unico”.

Francesca Patton