Marito (originario di Alessandria) e moglie (Pavia) avevano gestito una pompa di benzina, ma la loro attività li aveva portati quasi sul lastrico. La legge 3/2012 li ha salvati

Marito e moglie – lui originario di Alessandria, lei di Pavia – pagheranno circa 80mila euro in quattro anni. Poi si vedranno cancellata la restante parte del debito accumulata incolpevolmente negli anni: oltre 1.000.000 di euro. E’ quanto ha deciso nei giorni scorsi il tribunale di Pavia, che ha così firmato uno dei provvedimenti più rilevanti – almeno per l’importo “scontato” – da quando la legge 3 del 2012 è in vigore in Italia.

Protagonista della vicenda, che farà scuola, è una giovane coppia – entrambi hanno meno di quarant’anni – che vive in un Comune di 5mila abitanti della provincia di Pavia, con una figlia minorenne a carico e un affitto da pagare ogni mese.


Le disavventure dei coniugi sono iniziate nel 2008, quando – con la loro società Snc – hanno deciso di prendere in gestione un impianto di carburante di una importante compagnia petrolifera, mettendo sul piatto una fideiussione da 50mila euro a garanzia di eventuali inadempienze. Ma il contratto si è chiuso anzitempo e la compagnia ha preteso 62mila euro da loro: una questione che è finita subito per vie legali e che nel 2011 ha portato alla messa in liquidazione della società, poi chiusa nel 2018. Nel frattempo, però, i due hanno trovato solo lavori precari (l’uomo ha fatto l’agente di commercio e l’impiegato, la moglie la segretaria) e hanno dovuto ricorrere a continui prestiti da banche e familiari per far fronte alle spese quotidiane, comprese le rate del mutuo della casa comprata nel 2010 (per cui i genitori di lei avevano fatto da garanti) e quelle dei vari prestiti contratti.

“Questa spirale perversa – sottolinea l’avvocato Monica Pagano (nella foto in alto), che si è occupata del caso con il collega Matteo Marini – ha portato alla vendita dell’abitazione in cui vivevano e a un debito complessivo di oltre 1.100.000 euro, di cui 214mila verso l’agenzia delle entrate. Una cifra stratosferica, a cui sarebbe impossibile far fronte per qualsiasi famiglia normale, anche immaginando di vivere in strada a pane e acqua fino all’ultimo dei propri giorni”. Da qui la decisione dello Studio Pagano & Partners, a cui si sono affidati i coniugi, di avanzare richiesta di accesso ai benefici della legge 3/2012, la cosiddetta Salvasuicidi o ammazza-debiti.

“Il principio della normativa è molto semplice – chiariscono i due avvocati –: un cittadino onesto che si trova in difficoltà non può essere costretto a fare i conti per sempre con debiti sproporzionati rispetto alle proprie entrate economiche, ma deve essere chiamato a versare solo quanto può e per un periodo definito di tempo, mantenendo nel frattempo una vita dignitosa”. I giudici hanno così deciso che la coppia metterà a disposizione dei creditori il ricavato della vendita all’asta della casa (65mila euro) e che per quattro anni dovrà pagare 350 euro al meseAl termine di questo periodo – rispettando le prescrizioni, con un versamento complessivo di circa 80.000 euro – i coniugi si vedranno cancellata la restante parte dell’enorme debito accumulato negli ultimi 12 anni: oltre 1 milione di euro.