Pernigotti, ecco la breve storia triste di un disastro annunciato per i posti di lavoro nel nostro Paese grazie (forse) a milioni di euro concessi dalla Banca Europea per gli Investimenti per l’espansione produttiva della Turchia.

Non lo diciamo noi, ma Atti ufficiali che potete consultare a fine articolo.

Il nostro lavoro è stato soltanto quello di raccoglierli insieme e di leggere una storia che altri forse, non hanno saputo vedere, per comprendere in tempo quello che sarebbe potuto accadere e forse chissà, fermare questo disastro per la città di Novi Ligure.

La Pernigotti ai turchi

E’ il mese di luglio 2013 quando è annunciata l’acquisizione dello stabilimento produttivo Pernigotti da parte dei fratelli Toksoz, esponenti di un noto gruppo turco. L’importo della transazione è sempre rimasto top secret. Secondo un rapporto dell’Ambasciata d’Italia ad Ankara (1) la Banca Europea per gli Investimenti (BEI) in quegli anni avrebbe concesso in Turchia prestiti per un valore pari a 2,3 miliardi di euro, per un totale di 11,1 miliardi di euro nei cinque anni precedenti la pubblicazione (quindi tra il 2010 e 2014). Anni nei quali sono state registrate operazioni per 300 milioni di euro, una vera e propria caccia ai brand di prestigio: le società turche accelerano la loro espansione all’estero e il mercato italiano in crisi è facile preda di chi è alla ricerca di un marchio prestigioso. Il Made in Italy, a quanto pare è molto appetito dalle dinamiche società turche che, invece, sono ancora poco conosciute a livello di marchi. Secondo stime dell’Italian-Turkish Association (ITA), i big turchi, cui non manca liquidità, hanno fatto in pochi anni acquisizioni per ben 300 milioni di euro in Italia.

Chi ha agevolato la cessione dell’azienda?

I potenziali investimenti turchi verso il Belpaese sono individuati grazie anche alla cooperazione di studi legali e di consulenza italiani che operano in Turchia con l’obiettivo di facilitare i contatti fra operatori privati e di agevolare l’ingresso degli investitori turchi nel mercato italiano.

Nel clima attuale in cui molte imprese hanno necessità di vendere, l’ordinamento italiano e in particolare la legge fallimentare, appare particolarmente attraente in quanto protettiva degli interessi dell’imprenditore acquirente.(2)

Gli avvocati d’affari, esperti in mediazione internazionale, a quanto pare, rappresentano il “deus ex machina” in questo settore: i nomi dei tanti che operano fra Italia e Turchia, compresi anche coloro che hanno agevolato il passaggio della Pernigotti ai turchi, li trovate in un’inchiesta avviata da Milano Finanza (3).

Alcuni, a quanto pare, si avvalgono anche della competenza professionale di una giovane donna avvocato turca, Özgün Altop, per la consulenza legale e fiscale sulla costituzione di società in Italia con soci extracomunitari, secondo quando dichiarato dal profilo professionale Linkedin. (4)

Big business per il marchio? E poi?

In una intervista rilasciata a Il Sole24ore nell’ottobre 2015, Ahmet Toksoz, che insieme al fratello Zafer aveva acquistato due anni prima lo stabilimento di Novi Ligure, dichiarava che dopo aver cambiato la formula e aumentato la distribuzione nei negozi in Italia e nel mondo, intendeva restare produttore e fornitore di materie prime, senza particolari progetti di espansione nel retail.
«Abbiamo rilanciato il marchio Pernigotti – spiegava Toksoz – perché crediamo abbia le potenzialità di competere con le grandi multinazionali del settore, dopo averne riformulato la produzione dell’azienda, che oggi lavora da gennaio a dicembre, e ampliato il portafoglio dei prodotti offerti ai clienti. In particolare, lo abbiamo lanciato in Turchia, Taiwan, Indonesia, Corea del Sud e anche Stati Uniti, posizionandolo nella fascia alta del mercato del cioccolato».

Una scommessa importante ma che sembrava avviata nella giusta direzione puntando soprattutto «sul marchio di qualità e il gusto italiano» del prodotto offerto ai consumatori.(5)

L’intervista era stata rilasciata pochi mesi dopo la chiusura del magazzino logistico Pernigotti di Novi Ligure, dove si svolgevano le attività di confezionamento e spedizioni dei prodotti finiti e che occupava stabilmente 25 addetti, con picchi di 50 addetti nel periodo pasquale e per le festività natalizie. Le attività smantellate dal magazzino di Novi Ligure, a quanto pare, furono affidate a un privato operatore di Parma, che assicurava tutta la parte logistica di navettaggio dallo stabilimento di Novi Ligure all’hub di stoccaggio di Parma, alla consegna ai clienti finali, passando per il coordinamento delle attività di ricevimento merci, stoccaggio e allestimento ordini nelle piattaforme distributive. Una attività di co-packing che arriva a impiegare circa 30 persone nei periodi di picco (contro i 50 in precedenza impiegati in sede).

Non per fare dietrologia spicciola, però le avvisaglie di questo triste epilogo, a quanto pare, c’erano tutte.

Considerato anche il fatto che la politica nazionale ha attuato interventi per attirare investimenti di capitale estero con il programma “Destinazione Italia” (governi Letta-Renzi), avrebbe forse dovuto inserire espliciti obiettivi per adeguate politiche di miglioramento infrastrutturale o di produttività d’azienda nonché clausole che impedissero agli imprenditori stranieri di acquistare marchi e aziende italiane e poi, dopo pochi anni abbandonare il tutto per altre scelte che penalizzano l’occupazione e forse pure l’economia italiana. .

Cosa che invece, non sembra sia stata fatta dai governi precedenti e adesso i nodi vengono al pettine.

La mancanza di tutela a lungo termine per i marchi italiani acquisiti da imprenditori stranieri, si sta facendo notare in tutta la sua gravità, proprio per la vicenda della Pernigotti, la fabbrica del cioccolato che a Novi non esisterà più.

Annamaria Agosti

 

(1) https://ambankara.esteri.it/resource/2014/01/CronacheEconomiche20141.pdf

(2) https://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2014-04-16/dopo-pernigotti-e-lumberjack-businessmen-turchi-pronti-investire-100milioni-euro-pmi-italiane–183033.shtml

(3) https://static.milanofinanza.it/doc/speciali/2015/mf-turchia.pdf

(4) https://www.linkedin.com/in/%C3%B6zg%C3%BCn-altop-4003b667

(5) https://www.ilsole24ore.com/art/impresa-e-territori/2015-10-07/il-gruppo-toksoz-pronto-espandersi-italia-083821.shtml?uuid=ACHBwaBB