Mercoledì 24 febbraio 2016 l’illustratore Graziano Bertelegni ha incontrato i ragazzi delle classi II B, II C e III C della scuola secondaria di primo grado “V. Alfieri” dell’Istituto comprensivo “A. Caretta” di Spinetta Marengo.

Graziano è molto espansivo, sorridente e dai suoi occhi si capisce che ha un grande amore per il suo lavoro; ci ha rilasciato questa bella intervista.

 

– Graziano, quando è nata questa grande passione per il disegno?

– Fin dalla scuola media sognavo di scrivere storie e di animarle con illustrazioni. Durante la terza media ho avuto la possibilità di visitare la scuola di disegno e animazione di Bruno Bozzetto a Udine: non stavo nella pelle, quando sono riuscito a convincere mia madre. Una volta arrivato nella scuola, ero convinto che avrei stretto la mano al mio mito, Bozzetto. Ovviamente non l’ho potuto incontrare e conoscere, ma è stata una grande emozione visitare la scuola, vedere cosa facevano gli alunni, seguire le lezioni. Purtroppo Udine era troppo distante, e così ho proseguito i miei studi a Pavia.

 

– Quando ha iniziato il suo lavoro?

– Ho iniziato a lavorare nel mondo della pubblicità, illustrando prodotti per la vendita. Poi ho illustrato libri, fino a quando, vent’anni fa, ho iniziato la mia collaborazione con “Avvenire”. Oggi, come primo lavoro, dirigo la rivista “Oltre” e, inoltre, collaboro alla realizzazione dell’inserto per ragazzi “Popotus”, che esce due volte alla settimana con “Avvenire”. Uno degli ultimi lavori è stata la creazione di alcuni racconti “giallo”, in cui, sulla base di una serie di indizi, il lettore deve scoprire il colpevole della sparizione di un particolare oggetto.

 

– Come è cambiato il suo mestiere nel tempo?

– Quando ho incominciato a lavorare non esisteva internet; si disegnava su carta, si correggevano le tavole con i disegni e si portava tutto in redazione; qui veniva scelta l’illustrazione migliore. Oggi la bozza si elabora al computer e si usa internet per spedire in tempo reale il lavoro alla redazione. Oggi io disegno ancora con la matita, ma spesso unisco al disegno fotografia e utilizzo software di grafica; ultimamente disegno con le dita anche sul tablet grazie all’uso di applicazioni specifiche. Bastano poche linee per creare un personaggio, un fumetto.

 

– Ci può parlare della sua esperienza a “Popotus”?

– Nella redazione di “Avvenire” è nata l’idea di creare un giornale per i ragazzi che riportasse con un linguaggio semplice le notizie di ogni giorno, come per i giornali destinati agli adulti. Disegnare per “Popotus” significa disegnare informazioni, notizie raccolte dai corrispondenti e dagli inviati. Questo lavoro mi piace molto! La redazione lavora fino a tardi per intervenire con le notizie dell’ultimo minuto. Se capita qualche fatto importante che non si può non riportare nell’edizione di Popotus, giornalisti e illustratori devono essere pronti a “ribaltare” il lavoro fatto e  a cambiare l’impaginazione della prima pagina.

 

– Quali illustratori conosce e apprezza?

– Mi vengono in mente Federico Maggioni e Alberto Reboli che hanno illustrato questa recente edizione di un classico della letteratura italiana, “Cuore” di Edmondo De Amicis; come potete vedere c’è molta differenza tra i disegni più classici e questa edizione, in cui i segni diversi in bianco e nero e a colori interpretano in chiave originale il testo di De Amicis, suggerendo e stimolando una nuova “lettura”.  Mi piace ricordare, tra i più apprezzati disegnatori, l’alessandrino Riccardo Guasco, che con linee semplici e pochi colori cerca la leggerezza della forma e il calore cromatico. Lorenzo Mattotti, poi, è un bravissimo fumettista e disegnatore di manifesti culturali; di Mattotti vi ho portato le illustrazioni in una nuova chiave di lettura di “Hansel e Gretel”.

 

 

– Cosa direbbe per spiegare la professione dell’illustratore?

– Il mestiere dell’illustratore non è solo quello di disegnare; deve entrare nel contenuto del testo, facendolo proprio. Tramite le immagini deve far capire al lettore-osservatore quello che succede nel racconto o nel mondo. Le idee nascono se hai fatto tante cose, dai fumetti ai giornali, alla pubblicità, ai manifesti. Bisogna lavorare, fare esperienza. E bisogna studiare, leggere, osservare, incuriosirsi. Solo così si può disegnare ciò che non è mai stato creato.

 

– Qual è il segreto per diventare un illustratore?

– Per fare l’illustratore, il grafico, il giornalista, come ho fatto io, serve una grande passione e un grande impegno.

 

Ci siamo molto emozionati e ci ricorderemo per sempre questa bellissima chiacchierata con Graziano Bertelegni, che ci ha voluto salutare lasciandoci un suo personalissimo ricordo: alcune illustrazioni e i ritratti di noi alunni!

 

Classe II C- Scuola secondaria di I grado “V. Alfieri”

I.C. “A. Caretta” Spinetta Marengo – AL