Pubblichiamo di seguito una nota che abbiamo espressamente richiesto all’Opera di Don Orione in merito alla vicenda dei profughi nell’immobile delle ex suore cieche che spiega i dettagli dell’affidamento dell’immobile alla Cooperativa Villa Ticinum, inizialmente per tre anni, allo scopo di aiutare i profughi.

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Una parte dello stabile

Una parte dello stabile

A Tortona, l’Opera don Orione ha deciso di dare una risposta al problema dei fratelli profughi. La Congregazione è già impegnata in varie località d’Italia per accogliere e aiutare queste persone, cercando di unire senso civile e carità cristiana a un’emergenza di rilevanza italiana, europea, mondiale.

 

È stata perciò affidata la ex sede del Piccolo Cottolengo Tortonese e poi delle Suore Sacramentine, in Via Emilia 419, vuota da due anni, alla Cooperativa Villa Ticinum, mediante un comodato gratuito di tre anni, per realizzare in tempi brevi un progetto di accoglienza fino a 30 profughi. Il progetto è stato denominato “Braccia e cuore”, preso da una frase ispirativa di Don Orione.

 

La Cooperativa Villa Ticinum ha già dato buona prova del suo operato, ha esperienza nel settore avendo due strutture di accoglienza attive da tempo, già collabora con la Prefettura di Pavia e Alessandria nel Sistema di Protezione per Richiedenti Asilo e Rifugiati (SPRAR). È stata anche verificata una buona sintonia di valori e di stile nella conduzione, perciò le è stata affidato questa casa per realizzarvi una accoglienza qualificata di profughi. Del progetto Braccia e cuore la Cooperativa ha piena responsabilità della gestione operativa, degli aspetti economici e legali. La Congregazione offre un sacerdote che faccia da “padre spirituale” e incoraggerà la collaborazione di volontari.

 

Ai profughi non si darà solo un alloggio, ma si offrirà una convivenza assistita e animata da operatori sempre presenti per dare Braccia e cuore; non si offriranno solo beni ma anche relazioni umane, in un’area privata e recintata di un ettaro e mezzo. Verranno offerti loro servizi di socializzazione, di insegnamento della lingua italiana, di educazione civica e relazionale, di mediazione culturale. Evidentemente, la loro permanenza è regolata in accordo con la Prefettura e potrà essere breve o un poco prolungata. L’accoglienza a Villa Pedevilla – questa è la volontà che ispira il progetto – non sarà di parcheggio umiliante per i profughi e pericoloso per i cittadini, ma un’esperienza e un tempo utile di conoscenza e di incontro.

 

Attualmente La Villa Pedevilla comprende l’ampio e complesso edificio che fu abitato e tenuto molto bene dalle suore fino a due anni fa; c’è un rustico fatiscente e da anni inutilizzato e un’area verde. Nei due anni in cui la casa è rimasta vuota si sono verificati furti di rubinetterie, di materiale elettrico e di rame. Prima dell’inizio dell’accoglienza dovrà essere in ordine. La casa è adatta a comunità con tutti gli spazi e servizi necessari. Il comodato attualmente interessa solo il piano terreno e il seminterrato, perché sono sufficienti per le attività programmate.

 

Per l’avvio di questo progetto sono confluiti tre fatti: il desiderio della Congregazione di valorizzare caritativamente l’ampio ambiente di Villa Pedevilla, vuoto e a rischio di deperimento; un’esplicita iniziativa del Prefetto di Alessandria Dr.ssa Romilda Tafuri che ha chiesto alla Congregazione di cooperare per l’accoglienza dei Profughi in Tortona; e infine la richiesta della Cooperativa Sociale Villa Ticinum, di poter usufruire della Villa Pedevilla per realizzarvi un progetto di accoglienza profughi. A tutto questo si è aggiunto l’incoraggiamento e il consenso del vescovo, Mons. Vittorio Viola.

 

Anche con il sindaco e il comune di Tortona c’è stato un dialogo responsabile e aperto su vari aspetti per tenere conto del contesto cittadino. Braccia e cuore è una risposta di tipo comunitario, bene organizzata, e va a integrare la scelta operativa sul tema dei profughi fatta dall’Amministrazione comunale e chiamata “accoglienza diffusa”, cioè in piccoli nuclei di immigrati sparsi nel territorio. Gli aspetti positivi e anche qualche limite ci sono in entrambe le modalità di accoglienza. Se collegate bene insieme, potranno diventare una buona esperienza di integrazione tra pubblico e privato.

 

La cura dei più svantaggiati e abbandonati della società è un atto di civiltà e di carità cristiana quasi “dovuto”, ovunque e con chiunque. A Tortona, la solidarietà richiama il volto buono e volitivo di Don Orione e gli scenari del Piccolo Cottolengo, del Dante, degli orfanelli di Villa Caritas, dei buonifigli della Calvina, del Mater Dei. Queste e nuove realizzazioni, pubbliche e private, onorano la storia e il tessuto civile e cristiano di Tortona.

Opera di Don Orione

2 dicembre 2015

suore cieche - L