Ho conosciuto Gianfranco Marchesotti nella seconda metà degli anni ’70 in FLM, nella sede unitaria dei metalmeccanici della provincia, in corso Crimea ad Alessandria, o ai direttivi che allora si tenevano nel salone della SOMS al “Cristo”. Conosciuto come ci si conosceva allora tra delegati di fabbrica, lui della Schiavetti di Stazzano, io dell’argenteria Ricci. Dove i discorsi non includevano mai il personale, ma i problemi dell’azienda, i ritmi di lavoro, la sicurezza, la salute o le conseguenze della crisi sugli operai, la cassa integrazione, il rischio dei licenziamenti, i diritti, le rivendicazioni. Una persona naturalmente di sinistra, un compagno, per usare un termine che oggi, sbagliando, si utilizza di meno e con qualche ritegno anche a sinistra, con una preferenza per le posizioni non ufficiali, di minoranza, per le battaglie che i più consideravano perse, sovente critico, ma mai esterno o estraneo all’organizzazione. Un sindacalista convintamente unitario nella FLM tra i metalmeccanici, poi della FIOM quando tra la fine dei ’70 e i primi anni ’80 quell’unità si ruppe e sempre nella CGIL. Dove ha percorso l’intero cammino sindacale, da delegato di fabbrica, a segretario di categoria, della Confederazione e a responsabile della Camera del Lavoro di Novi, la sua zona. Rimanendo, però, sempre se stesso.

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Renzo Penna

Con il tempo e con i diversi impegni è capitato ci vedessimo di meno, ma quando accadeva, anche a distanza di mesi, in riunioni pubbliche, più sovente in manifestazioni, in provincia come a Roma, bastava un saluto, una pacca sulle spalle e si aggiornava la discussione, riprendendo le file dei discorsi, delle preoccupazioni e, insieme, delle nostre speranze per il futuro della sinistra, del sindacato, per quell’idea del lavoro, della sua dignità, conquistata con tante lotte e da difendere come valore per le nuove generazioni.


Negli ultimi anni, con qualche minor impegno nel sindacato, tra i valori da tutelare e da difendere aveva abbracciato con convinzione quello dell’ambiente e del territorio. Una scelta naturale appresa nelle vertenze sindacali di fabbrica e di zona, quando la tutela della salute e della sicurezza nei posti di lavoro per migliorare le condizioni dei lavoratori si collegava alla situazione del territorio, alla qualità dei servizi sociosanitari, alle bonifiche da realizzare, all’ambiente da preservare.

Ne avevo avuto prova quando, insieme al altri, aveva voluto organizzare a Serravalle Scrivia, dove abitava, la presentazione di un mio libro sull’esperienza, non priva di insegnamenti, di assessore provinciale all’Ambiente. Nessuna sorpresa, quindi, nel saperlo e vederlo impegnato, come sempre  in prima persona. contro il progetto del Terzo Valico e in difesa del proprio territorio. A organizzare conferenze, presidi e marce.

La notizia della sua scomparsa, così improvvisa, ha sorpreso me come molti altri. Il suo buon carattere, la sua vitalità, la voglia di vivere, di costruire sempre nuovi impegni, nuovi fronti non meritava un arresto così doloroso. Soprattutto per i suoi famigliari: la moglie Natalina e i due figli Emiliano e Carlotta.

Ai quali rivolgo, insieme a quelli personali, le condoglianze delle compagne e dei compagni dell’Associazione “Città Futura”.

Ciao Gianfranco, ti sia lieve la terra.

Renzo Penna

30 agosto 2015