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La sede della Finanza di Milano

Un’evasione di 70 milioni di euro che ha portato all’arresto di 19 persone e aziende sparse in tutta Italia e fra questi ci sarebbe un imprenditore residente a Pontecurone, un grossista di elettrodomestici che, secondo l’accusa,fingeva di vendere televisori all’estero evitando così di pagare l’iva e li vendeva invece a prezzo stracciato alla grande distribuzione.


Il grossista di Pontecurone, che secondo la Finanza era davvero operativo sul mercato e per il fisco italiano figura addirittura creditore, smerciava i prodotti al ribasso del 30-40 percento e accompagnati da vere fatture alle grandi catene, abbattendo qualsiasi concorrenza.

Il pontecuronese sarebbe coinvolto in una maxi operazione, coordinata dal Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Milano, nei confronti di un’associazione a delinquere, i cui appartenenti sono accusati di aver ideato e posto in essere una frode fiscale transnazionale, nella commercializzazione di prodotti per l’elettronica.

In base alle prime ricostruzione dei militari della Tenenza di Seregno, le imposte evase ammontano ad oltre 70 milioni di euro. Ben 150 finanzieri hanno eseguito, contemporaneamente, 19 ordinanze di custodia cautelare emesse dal GIP del Tribunale di Monza, Pierangela Renda.

Tra i destinatari anche un cittadino bulgaro ed un italiano residente nel Principato di Monaco, nei cui confronti sono stati emessi due mandati di arresto Europeo. Più di 50 le perquisizioni sul territorio nazionale ed estero disposte dal PM della Procura di Monza, Dott.ssa Donata Costa, titolare delle indagini, che ha avviato rogatorie verso le Autorità Giudiziarie in Bulgaria, Croazia, Principato di Monaco, Polonia, Repubblica Ceca, Romania, Spagna e Svizzera, per perquisire società estere coinvolte nella frode. I militari della Guardia di Finanza stanno operando anche presso istituti bancari e conservatorie per sequestrare beni e denaro per un controvalore di circa 12 milioni di euro. Sono 27 complessivamente le persone coinvolte nelle indagini, raggiunte da avviso di garanzia ed accusate di associazione per delinquere finalizzata alla commissione di reati tributari transnazionali.

Un’articolata frode fiscale, grazie alla quale gli indagati riuscivano a commercializzare televisori ed altri prodotti elettronici sul mercato della grande distribuzione, a prezzi “stracciati”, sfruttando il vantaggio economico derivante dal mancato assolvimento delle imposte.

Una frode che stava creando grossi danni sia alle casse dello Stato, sia alle imprese oneste che, pagando regolarmente le tasse, non erano in grado di vendere gli stessi prodotti ad un prezzo così concorrenziale. Le investigazioni, grazie anche ad indagini tecniche ed all’utilizzo delle banche dati in uso al Corpo, hanno consentito ai finanzieri di identificare le persone coinvolte nella frode e di definire esattamente ruolo e meccanismo fraudolento posto in essere. In particolare, l’organizzazione indagata aveva creato un articolato reticolato di aziende, in Italia ed all’estero, esistenti solo sulla carta ed intestate a prestanome o persone di fiducia, allo scopo di acquistare prodotti elettronici presso un fornitore bulgaro. Gli articoli, una volta entrati sul territorio nazionale, venivano stoccati in depositi di logistica principalmente a Desio (MB) ed in Provincia di Roma.

Un momento della conferenza stampa in cui è stata resa nota l'operazione

Un momento della conferenza stampa in cui è stata resa nota l’operazione

La merce, senza essere spostata dai magazzini, secondo l’accusa, veniva, quindi, acquistata dall’imprenditore di Pontecurone.

Con un ulteriore passaggio, l’azienda di Pontecurone vendeva i prodotti, sempre solo sulla carta, a società di diritto comunitario. Dopo una serie di ulteriori cessioni fittizie tra società di diritto comunitario, gli stessi prodotti venivano riacquistati dall’azienda tortonese, per finire quindi sugli scaffali della grande distribuzione a prezzi imbattibili. Una serie articolata di cessioni ed acquisti, per consentire alla società italiana distributrice di crearsi crediti IVA indebiti e di vendere sul mercato italiano ed estero i prodotti a prezzi notevolmente inferiori rispetto a quelli che la concorrenza onesta riesce a praticare. Il sistema era garantito da un vorticoso giro di fatture, documenti di trasporto e doganali rigorosamente falsificati, al solo fine di giustificare i passaggi della merce tra le società. I debiti tributari venivano, invece, lasciati in capo alle società fittizie ed ai prestanome compiacenti e soprattutto nullatenenti, che non versavano un euro di imposte. Per circa un anno i finanzieri della Guardia di Finanza di Seregno e la Procura di Monza hanno seguito le mosse degli indagati, individuando, ad una ad una, le società create per realizzare il loro disegno criminoso di evasione. Oggi si sono scoperte le carte delle indagini ed i finanzieri, su ordine dell’Autorità Giudiziaria di Monza, stanno intervenendo presso le aziende, le società logistiche e le abitazioni degli indagati per eseguire 19 arresti e sequestrare la documentazione contabile per continuare le investigazioni. Le province interessate sono: Alessandria, Como, Frosinone, Latina, Milano, Monza e Brianza, Salerno, Roma, Verona e Viterbo. Un duro colpo messo a segno dalla Guardia di Finanza milanese, a testimoniare l’azione del Corpo per contrastare quei fenomeni di illegalità fiscale che producono inevitabili danni all’economia, che ostacolano la normale concorrenza fra le imprese e che danneggiano i cittadini e gli imprenditori onesti.

9 luglio 2015