giunta QDirettore, nel salutarLa Le chiedo di omettere il mio nome.
E’ ormai passato un anno dall’insediamento della uova amministrazione comunale ed e’ tempo di bilanci; personalmente ritengo che “lo stato avanzamento lavori” debba essere monitorato nel suo evolversi con una frequenza molto piu’ ravvicinata ed in linea con gli step che adottano le piu’ quotate, in termini qualitativi, aziende private.Un anno e’ un periodo troppo lungo per fare bilanci, valutare l’operato dei propri collaborati e quantificarne i risultati ottenuti con i conseguenti correttivi da applicare ove necessari. Questo insegnano coloro che hanno come obiettivi i risultati economici e le performance professionali.

Certo l’eredita’ presa dal sindaco Bardone e’ stata pesantissima, la precedente amministrazione non e’ nemmeno valutabile in termini qualitativi a meno che non si consideri un un merito vendere i “beni di famiglia” per sanare i debiti propri ed altrui tenuto naturalmente conto dell’appartenenza politica delle amministrazioni precedenti. Dare a cesare quel che e’ di cesare.
Pur in considerazione di quanto sopra, il “respiro” attuale mi pare molto pesante e, a parte l’obbligata quanto scontata mossa per l’ospedale, il resto trovo stenti molto a decollare.
Tortona mi da l’impressione di una citta’ avvitata su se stessa, arroccata attorno al suo castello che non c’e’ piu’ al pari della citta’ industriale di qualche decennio fa, ed incapace di proporre anche solo iniziative interlocutorie.
Carenza di idee? di uomini e donne  all’altezza della difficile situazione?
Forse entrambe le cose. Politici con la P maiuscola purtroppo sono decenni che il tortonese non ne propone piu’ a nessun livello quindi si potrebbe anche pensare che se dall’alto l’esempio che ne discende e’ deficitario il resto non e’ che una logica conseguenza.Va detto anche che, a mio parere, molto conta che un sindaco possa effettuare scelte assolutamente indipendenti nella nomina degli assessori e nel nostro caso i dubbi sono tanti considerati i risultati e l’impressione che la loro sostituzione non appare “politicamente” possibile per logiche clientelari. A meno che l’input imperante prima e forse anche ora non sia stato e non sia: meno facciamo e meno si sbaglia.
La cosa che testimonia, a mio parere, che la situazione attuale e in stallo e’ che non si parla di obiettivi certi ma di programmi; peraltro veramente scarsi.
Gli obiettivi certi sono quantificabili, misurabili, monitorabili, assegnati ad personam ed accettati. Il loro mancato raggiungimento dovrebbe comportare avvicendamenti e sostituzioni proprio per l’inadeguatezza dei singoli in rapporto alle aspettative del sindaco e della citta’.
I programmi invece non hanno responsabili altrettanto certi, scadenze e non comportano la necessita’ di sostituire le risorse  inadeguate in quanto non identificate con certezza ne le stesse hanno accettato l’onere di raggiungere determinati obiettivi; non esistono gli obiettivi di un ministro, di un assessore o di un sindaco ma i programmi di governo e delle giunte. Se il programma non si completa comincia lo scaricabarile e nulla cambia; nei comuni, regioni o governi  e ovunque manchino leader in grado di assumersi responsabilita’  dirette nei confronti dei loro amministrati.
Purtroppo, soprattutto nel “pubblico”, la prassi e’ questa in generale.Nel privato ognuno discute il proprio obiettivo e lo accetta e con esso la certezza che sara’ sostituito se n on lo raggiungera’.Sindaco, valuti i propri collaboratori e poi faccia cio’ che la citta’ si attende da lei e non cio’ che la giunta le chiede per mantenere in vita l’amministrazione.


A buon intenditore poche parole.
Cordialita’.

Lettera Firmata

16 giugno 2015