Sono consapevole del fatto che il tema è estremamente secondario e forse un po’ ridicolo; ma mi pare giusto porre in rilievo, in siffatto verminaio di personaggi e di leggi, questa decisione-simbolo..

Una legge ha stabilito, per fare cassa, che vanno accatastate le casette da vigna e che su queste si deve pagare l’IMU.

In un paesaggio sempre più squallido, senza siepi e alberi, colmo di centrali inutili, di cemento e di asfalto, in cui le vecchie cascine abbandonate cadono a pezzi o vengono demolite (come il bel cascinale Messina fra Castelnuovo e Tortona) per via di tasse imposte anche su edifici non utilizzati, ora è venuto il momento delle classiche casette da vigna.

Alcuni agricoltori ne hanno tratto pretesto per cancellare l’ultima traccia della biodiversità vegetale e vitale (ho notato, ad esempio, che non esiste più quella stupenda struttura che, lungo la strada di San Damiano, apparteneva alla signora Emilietta Guagnini).

Un tempo il nostro territorio era costellato di casette, spesso al centro di una vigna, luogo di rifugio per gli attrezzi, di riparo per gli animali e di incontro per le compagnie di amici che si riunivano nelle giornate di festa per incontri conviviali.

Le vigne sono pressoché sparite, con accompagnamento di una delibera della Provincia di Alessandria che nell’estate del 2011 inseriva la produzione castelnovese (quale?) tra i vini DOC del Piemonte.

Ignoranza, superficialità, ricerca di voti ?

Completare la desertificazione della campagna è assurdo per quattro motivi:

– Si vuole annullare ogni testimonianza del nostro passato, sia a livello economico che di socialità

– Le casette da vigna – spesso ombreggiate da un noce, da un fico o da un salice- erano un punto di incontro importantissimo che è stato sostituito dai pomeriggi trascorsi a vagare in supermercati e outlet o dalle serate davanti alla TV. Preferite quest’ultime? De gustibus….

– Le casette sono fondamentali anche come ripostiglio attrezzi per quei poco che vogliono avere un rapporto con l’agricoltura senza averne le possibilità economiche. Una vigna, un pezzo di orto in cui produrre beni genuini di consumo familiare era un tempo l’aspirazione di tutti gli artigiani, degli operai. Sono sempre meno coloro che sentono la necessità di questo rapporto stretto con la terra, rapporto fatto di fatica, di mal di schiena, di sudore, ma anche di soddisfazione; eppure si fa di tutto per ostacolarli.

– Il paesaggio, che poi è il contorno della nostra vita e che ci dà un senso di appartenenza, è sempre più squallido e anonimo. Togliamo anche le casette, spesso con una personale denominazione, alle quali molti di noi sono legati per rimembranze d’infanzia e di giovinezza, di amicizie robuste, di calda umanità, di personaggi ormai scomparsi, e ci impoveriremo ulteriormente di bellezza, di valori della vita, di ricordi emotivamente intensi che stanno alla base di qualsiasi comunità.

Antonello Brunetti

 11 novembre 2012