Si è conclusa nel giro di ventiquattr’ore, la mobilitazione sindacale al magazzino Kimono di Spalto Gamondio ad Alessandria. Lo sciopero, iniziato nel primo pomeriggio di mercoledì che secondo i sindacati era per protestare contro il mancato pagamento del Trattamento di Fine Rapporto (TFR) da parte della società appaltatrice uscente, ha spinto l’azienda committente a intervenire, sbloccando la situazione e garantendo il saldo delle spettanze dovute ai dipendenti.
Le ragioni della protesta e il blocco del magazzino
La protesta era scattata mercoledì alle ore 13:30, quando gli oltre venti lavoratori del magazzino della storica azienda alessandrina di arredamento — che ha recentemente festeggiato i 70 anni di attività — hanno incrociato le braccia. A far scoppiare lo sciopero, sempre secondo i Sindacati, è stata la condotta della società appaltatrice uscente, che secondo i Cobas sarebbe colpevole di non aver corrisposto il TFR nei termini stabiliti dalla legge.
Il sindacato ADL Cobas, nel denunciare l’accaduto, aveva evidenziato come questa vicenda mettesse a nudo le criticità del sistema degli appalti nella logistica, dove a ogni cambio di gestione si ripetono problemi di incertezza e lesione dei diritti fondamentali, nonostante la solidità delle aziende committenti.
La svolta: il pagamento e il rientro dello sciopero
La determinazione dei lavoratori e la rapidità della mobilitazione hanno costretto le parti sociali a trovare un accordo immediato. Per risolvere lo stallo, l’azienda Kimono ha provveduto al pagamento dell’ultima fattura nei confronti della società. Quest’ultima, di conseguenza, nella mattinata successiva ha finalmente disposto il bonifico dei TFR spettanti ai lavoratori, portando alla conclusione della protesta.
In una nota di commento rilasciata a seguito del successo della mobilitazione, ADL Cobas ha voluto rimarcare il valore della compattezza dei dipendenti:
“Una vicenda che non sarebbe mai dovuta arrivare a questo punto. Il TFR è un diritto, non una concessione da ottenere dopo giorni di attesa e uno sciopero. Ancora una volta, però, una cosa è chiara: senza la determinazione delle lavoratrici e dei lavoratori questo risultato non sarebbe mai arrivato. Chi oggi ha incasato quanto gli spetta lo ha fatto perché ha scelto di non rassegnarsi, di scioperare e di rivendicare con forza il rispetto dei propri diritti. Un ringraziamento a tutti i lavoratori organizzati con ADL Cobas che anche oggi hanno dimostrato che i diritti si difendono insieme!”



