Quando parliamo di truffa del trading online non ci riferiamo a una singola modalità, ma a un meccanismo ben strutturato, ripetuto con pochissime varianti, che sfrutta la fiducia, l’inesperienza e spesso anche la difficoltà economica delle persone.

Solo nell’anno 2025 presso la Sezione Operativa per la Sicurezza Cibernetica di Alessandria venivano presentate nr. 26 denunce per truffe di trading online per un importo frodato complessivo di oltre € 346.000,00

A livello nazionale i dati pubblicati nel report della Polizia Postale evidenziano che le truffe da falso trading rappresentano il 68% del totale delle somme sottratte confermandosi come la minaccia economicamente più devastante.

Il primo contatto e la promessa di guadagni facili

Il primo contatto avviene quasi sempre online. Le vittime vengono intercettate attraverso pubblicità sui social network, articoli che imitano quelli dei quotidiani, video o post in cui compaiono personaggi famosi completamente estranei. In altri casi il contatto avviene tramite telefono, messaggi WhatsApp, Telegram o email.

A prescindere dal metodo, il messaggio iniziale è sempre lo stesso: si promettono interessi elevati, facili e rapidi, spesso accompagnati da espressioni come “rischio minimo”, “sistema automatico” e soprattutto “Le banche non vogliono che si sappia.”

Il falso consulente e la piattaforma apparentemente legittima

Una volta agganciata la vittima, entra in scena un presunto consulente finanziario personale. È una figura chiave: si mostra disponibile, competente, rassicurante, chiama spesso e costruisce un rapporto di fiducia.

Viene quindi proposta l’apertura di un conto su una piattaforma di trading online che appare del tutto legittima. Il sito è ben realizzato, presenta grafici, movimenti di mercato e un saldo che sembra crescere giorno dopo giorno. Spesso i truffatori dichiarano di essere affiliati a società finanziarie realmente esistenti o accreditate presso la CONSOB, così da eludere eventuali verifiche da parte della vittima.

In realtà, quella piattaforma è completamente falsa. Non esiste alcun investimento reale: i numeri visualizzati sono interamente inventati e controllati dai truffatori.

Il primo versamento e la leva psicologica

Per iniziare viene richiesto un primo versamento, solitamente di pochi euro, spesso intorno ai 200 o 250 euro. È una cifra studiata per sembrare accessibile e “di prova”.

Questo pagamento ha una funzione psicologica fondamentale: superare la diffidenza iniziale e dimostrare che la vittima è disposta a trasferire denaro.

Bonifici, IBAN esteri e progressiva perdita di controllo

I pagamenti avvengono inizialmente tramite IBAN o carta, verso società di comodo o presunte aziende di consulenza. Successivamente vengono richiesti bonifici verso IBAN esteri, giustificati con la presenza di sedi internazionali o broker principali all’estero.

In questa fase il recupero del denaro diventa già molto più complesso. Anche qui entra in gioco una componente psicologica: i pagamenti sono indirizzati verso Paesi percepiti come affidabili, come Regno Unito o Germania, o verso Stati che la vittima ritiene fiscalmente vantaggiosi, come ad esempio Lituania, Cipro o Malta.

Il passaggio alle criptovalute: il punto di non ritorno

Un passaggio particolarmente delicato, oggi sempre più frequente, riguarda l’uso delle criptovalute. Di solito arriva dopo che la vittima ha già effettuato uno o più bonifici tradizionali e ha sviluppato fiducia nel presunto consulente.

Il passaggio viene presentato come una scelta “tecnica”: operazioni più rapide, minori commissioni, maggiore sicurezza o presunti obblighi normativi. In realtà la vera ragione è una sola: le criptovalute rendono il denaro estremamente difficile, se non impossibile, da recuperare.

La vittima viene guidata passo dopo passo, spesso anche tramite applicazioni di controllo remoto del dispositivo, come Anydesk. Viene fatto aprire un account su un exchange reale e conosciuto, passaggio che rafforza ulteriormente la percezione di legittimità.

Dal conto reale al wallet dei truffatori

La vittima acquista criptovalute, spesso Bitcoin o stablecoin come USDT, trasferendo denaro dal proprio conto corrente verso l’exchange, che è una piattaforma autentica.

Il momento cruciale arriva subito dopo: il presunto consulente chiede di trasferire le criptovalute su un wallet esterno, definito come “wallet di investimento”, “conto di trading” o “wallet della piattaforma”. In realtà quel wallet è sotto il pieno controllo dei truffatori.

Nel momento in cui le criptovalute vengono trasferite, la vittima perde ogni controllo sui fondi. A differenza di un bonifico bancario, le transazioni in criptovalute sono irreversibili. Non esistono rimborsi, annullamenti o un ente centrale che possa intervenire.

Va inoltre precisato che, data la scarsa dimestichezza delle vittime con questi strumenti, le operazioni di trasferimento vengono spesso guidate o eseguite direttamente dal truffatore, col quale il truffato quasi sempre condivide le credenziali operative. La vittima, nella maggior parte dei casi, non è pertanto pienamente consapevole di ciò che sta accadendo e non è in grado di riferire con precisione i wallet destinatari.

I finti profitti e le richieste di ulteriori pagamenti

Nonostante la perdita reale del denaro, la piattaforma falsa continua a mostrare un saldo attivo, con investimenti e profitti apparenti, talvolta molto elevati.

Quando la vittima tenta di prelevare, le viene comunicato che è necessario pagare una tassa, una commissione di rete, una spesa di verifica o un costo legato all’antiriciclaggio. Anche questi pagamenti vengono richiesti in criptovalute e presentati come l’ultimo passaggio. Naturalmente non lo sono mai.

Questa fase sfrutta la complessità tecnica delle criptovalute. Termini come blockchain, gas fee, wallet o smart contract vengono utilizzati in modo improprio per confondere la vittima e scoraggiarla dal fare domande.

La scomparsa dei truffatori

Quando la vittima non ha più risorse o inizia a sospettare, i contatti si interrompono. I numeri vengono bloccati e spesso anche il sito della piattaforma scompare.

Falsa “assistenza legale” dopo la truffa

Un aspetto meno conosciuto, ma sempre più frequente, è quello che si verifica a distanza di tempo dalla truffa iniziale. Spesso, dopo sei mesi o anche un anno, i truffatori tornano a farsi sentire, questa volta fingendosi uno studio legale o una società specializzata nel recupero dei fondi.

La vittima viene contattata con la rassicurante affermazione che lo studio è già a conoscenza della truffa subita e che sono in corso attività investigative o azioni legali finalizzate al recupero delle somme perse. Vengono utilizzati toni professionali, loghi, documenti apparentemente ufficiali e riferimenti a presunte autorità o procedimenti in atto, proprio per rafforzare la credibilità del racconto.

Naturalmente, ogni affermazione è falsa. Non esiste alcuna azione di recupero e lo scopo reale è uno solo: ottenere ulteriore denaro dalla vittima, facendo leva sulla speranza di recuperare quanto già perso. Anche in questo caso vengono richiesti pagamenti anticipati, presentati come spese legali, costi amministrativi o oneri necessari per sbloccare il rimborso.

Questa fase è particolarmente insidiosa perché colpisce persone che sono già state danneggiate e che si trovano in una condizione emotiva di vulnerabilità. È importante chiarire che nessuno studio legale serio contatta le vittime promettendo recuperi garantiti di somme perse in truffe di trading online, soprattutto se legate a criptovalute.

Riconoscere anche questa modalità è fondamentale per evitare di cadere in una seconda truffa, che aggrava ulteriormente il danno economico e psicologico subito.

Messaggi chiave per i cittadini

Il messaggio fondamentale è semplice: nel trading reale non esistono guadagni garantiti. Nessun intermediario serio chiede il pagamento anticipato di tasse o commissioni per sbloccare un prelievo, e nessun consulente legittimo spinge con insistenza verso bonifici esteri o criptovalute.

Queste truffe funzionano non per sofisticazione finanziaria, ma per la loro efficacia psicologica. È su questo aspetto che è essenziale fare informazione.

Le vittime: un fenomeno trasversale

Non esiste un profilo unico di vittima. Le truffe di trading online colpiscono pensionati, lavoratori, piccoli imprenditori, giovani e adulti con livelli di istruzione molto diversi.

Ciò che accomuna le vittime non è l’ingenuità, ma la fiducia riposta in un sistema che appare credibile, professionale e costruito per sembrare legittimo. Comprendere questo punto è fondamentale per evitare la stigmatizzazione e favorire la denuncia.

Un fenomeno organizzato e strutturato

Queste truffe non sono iniziative isolate, ma attività organizzate, spesso con basi operative all’estero. Esistono ruoli ben definiti: chi cura il primo contatto, chi interpreta il ruolo del consulente, chi gestisce i flussi di denaro e chi sviluppa le piattaforme false.

Questa struttura rende il fenomeno difficile da contrastare e spiega la continua replicazione degli stessi schemi con minime variazioni.

Attualmente molti denuncianti segnalano di aver deciso di fare investimenti dopo essersi imbattuti in rete in personaggi autorevoli e famosi quali il Presidente del Consiglio o giornalisti molto noti al pubblico. Si tratta dei c.d. video fake realizzati grazie al ricorso sempre più sofisticato all’AI.

Altra tendenza è stata registrata in merito alla commistione tra tali tipologie di truffa e le c.d. truffe sentimentali o romantic scam dove le richieste di investimento vengono rivolte agli uomini da donne spesso asiatiche conosciute su app di incontri che si professano esperte di finanza.

Danno economico

Nelle truffe di trading online il danno pro capite medio si colloca tra i 20.000 e i 50.000 euro.

Per capire meglio i casi che possono presentarsi sono i seguenti:

  • Casi “leggeri”: tra 2.000 e 5.000 euro (vittime che interrompono presto o non passano alla fase crypto)
  • Casi medi (i più frequenti): tra 10.000 e 30.000 euro (bonifici ripetuti + primo passaggio in criptovalute)
  • Casi gravi: tra 50.000 e 150.000 euro (escalation progressiva, finti profitti, tasse di sblocco)
  • Casi estremi (meno comuni ma documentati): oltre 200.000 euro, talvolta con risparmi di una vita o liquidazione di beni

Cosa fare ai primi segnali di sospetto

Ai primi segnali di allarme, come difficoltà nei prelievi, richieste di pagamenti aggiuntivi o pressioni verso bonifici esteri e criptovalute, è fondamentale interrompere immediatamente ogni versamento.

Continuare a pagare nella speranza di recuperare il denaro già investito è uno degli errori più comuni e più gravi. È invece essenziale conservare tutte le comunicazioni, le ricevute e i dati disponibili e rivolgersi quanto prima alle autorità competenti.

Bisogna evitare che la vittima diventi “complice” del truffatore, volendo inconsciamente, ma fermamente, credere che quanto gli viene riferito sia la verità soprattutto in quanto si rischia che, ricevendo sul proprio conto somme di denaro da altre ignare vittime, si realizzi una forma di riciclaggio.

Il ruolo delle forze dell’ordine e la prevenzione

Le forze dell’ordine e l’autorità giudiziaria svolgono un ruolo centrale sia nella repressione sia nella prevenzione di queste truffe. Le denunce permettono di avviare indagini, individuare collegamenti tra casi apparentemente isolati, ricostruire i flussi di denaro e collaborare con autorità estere e organismi internazionali.

La denuncia viene utile alla vittima anche perché quasi sempre quest’ultima viene indotta dai truffatori a fornire i propri dati anagrafici e con la motivazione di aprire conti di investimento vengono richieste anche foto dei documenti di identità e foto del viso mentre si tiene il documento. Tali foto vengono poi utilizzate per attivare conti correnti presso istituti di credito online o wallet presso exchange di criptovalute a nome dell’ignara vittima. Con la denuncia la vittima ha la possibilità di disconoscere futuri atti illeciti commessi con l’utilizzo improprio dei propri dati.

Segnalare tempestivamente una truffa non serve solo al singolo cittadino, ma contribuisce a tutelare la collettività, interrompendo circuiti criminali che operano su larga scala.

Accanto all’attività investigativa, è fondamentale il lavoro di informazione e sensibilizzazione. Conoscere i meccanismi delle truffe di trading online è oggi il primo e più efficace strumento.

Fare luce su questi meccanismi significa colpire le truffe nel loro punto più debole: il silenzio e la disinformazione. Nessun guadagno facile giustifica la rinuncia alla prudenza.