Eravamo così tante e tanti che, a pochi minuti dall’inizio, è stato necessario spostare l’assemblea pubblica in chiesa per riuscire ad accogliere tutte le persone presenti. E’ stato emozionante e racconta più di mille parole.
La partecipazione di ieri è il frutto di anni di mobilitazione, di studio e lavoro instancabili, di ostinazione, di legami costruiti nel tempo. Un tempo in cui tante e tanti ci dicevano di lasciare perdere, che era inutile, che nulla si può contro. Le donne e gli uomini che hanno affollato la parrocchia di Spinetta Marengo sono il segno che il muro di silenzio, rassegnazione e assuefazione che ha avvolto questo territorio per troppo tempo si è finalmente incrinato.
Non è un punto di arrivo. È l’inizio di una nuova fase, fatta di percorsi condivisi, di soggetti diversi che scelgono di camminare insieme dentro un nuovo spazio comune che abbiamo deciso di chiamare “Ce l’ho nel sangue”. Perché ci unisce il veleno che abbiamo nei corpi, ma anche la determinazione ad ottenere giustizia per la Fraschetta e per tutto l’alessandrino.
“Quello che abbiamo visto ieri sera- ha dichiarato Lorenza Neri, portavoce del Comitato Stop Solvay- ci dice che questa comunità non è più disposta a restare sola e in silenzio. È una responsabilità enorme, ma anche una spinta potente: da qui in avanti dobbiamo continuare insieme, senza arretrare di un passo nè scendere a compromessi.”
Il prossimo momento cruciale sarà la prima udienza del processo, un appuntamento decisivo. Ci aspettiamo che non venga nuovamente rinviata: sarebbe l’ennesima mancanza di rispetto verso una comunità che da anni chiede risposte, verità e giustizia.
Grazie a tutte e tutti i partecipanti, al gruppo Vivere in Fraschetta, a Greenpeace Alessandria e Alessandro Giannì, a Vittorio Martone, Michela Sericano, Alice Ravinale e Cristina Guarda.
Comitato Stop Solvay





