Una sala gremita al Museo dei Campionissimi ha fatto da cornice alla seduta aperta del Consiglio comunale di Novi Ligure, convocata lunedì 26 ottobre per affrontare la drammatica crisi che attanaglia lo stabilimento dell’ex Ilva. All’incontro hanno preso parte parlamentari, rappresentanti della Regione Piemonte e della Provincia di Alessandria, amministratori locali, sigle sindacali, maestranze e cittadini, uniti nell’esigenza di fermare il progressivo spegnimento degli impianti produttivi. L’assise cittadina ha approvato all’unanimità un articolato ordine del giorno per sollecitare un tavolo ministeriale urgente, garantire l’arrivo immediato di semilavorati e tutelare il futuro industriale del territorio e dei suoi lavoratori.
L’allarme del Sindaco Muliere: scorte in esaurimento e rischio stop
Ad aprire il confronto è stato il Sindaco di Novi Ligure, Rocchino Muliere, che ha evidenziato il valore storico e strategico della fabbrica, specializzata nella produzione di acciai di alta qualità per settori chiave come automotive, elettrodomestici e agroalimentare. Il quadro produttivo tracciato dal primo cittadino è critico: la capacità del sito novese, originariamente superiore a 1,2 milioni di tonnellate, è scesa a circa 300 mila tonnellate.
Con l’esaurimento delle scorte previsto tra la metà e la fine di novembre, ben 515 dipendenti su un totale di 543 rischiano la cassa integrazione straordinaria. Una situazione aggravata dalle difficoltà di Taranto e dal blocco dell’area a caldo disposto dalla Corte d’Appello di Milano entro il 30 ottobre. Muliere ha ribadito come sia vitale approvvigionarsi di coils e semilavorati anche da fornitori esterni: le 10 mila tonnellate previste dalla gestione commissariale entro febbraio garantirebbero infatti solo una breve boccata d’ossigeno.
La posizione della Regione e il fronte comune con la Liguria
Nel corso del dibattito, esponenti politici e sindacati hanno sollecitato un piano industriale solido, garanzie di sicurezza per gli impianti, tutele stringenti per le aziende dell’indotto e una decisa regia statale. Sul fronte del sostegno al reddito è intervenuto l’assessore regionale Enrico Bussalino, il quale ha assicurato che la Regione Piemonte si farà carico degli interessi passivi legati all’anticipo bancario della cassa integrazione.
Resta attivo, inoltre, il tavolo permanente interregionale tra Piemonte e Liguria, coordinato con i presidenti Alberto Cirio e Marco Bucci, concepito per difendere l’asse produttivo dell’area a freddo che collega direttamente Novi Ligure, Genova e Racconigi.
Le richieste approvate all’unanimità dal Consiglio comunale
L’ordine del giorno votato da tutte le forze politiche impegna il Sindaco e la Giunta a portare le istanze novesi su tutti i tavoli istituzionali, chiedendo a Governo e commissari straordinari interventi tempestivi e vincolanti:
- presentazione urgente di un piano operativo dettagliato con scorte disponibili, forniture certe, carichi di lavoro e personale impiegato per i poli di Novi Ligure, Genova e Racconigi, anticipando la ripresa produttiva rispetto alla scadenza di febbraio 2027;
- acquisto immediato di semilavorati e coils da fornitori terzi rispetto all’impianto di Taranto per consentire la continuità operativa;
- definizione di un piano industriale vincolante con un capitolo dedicato specificamente allo stabilimento di Novi Ligure e con una presenza pubblica determinante nella gestione del gruppo;
- salvaguardia occupazionale estesa a tutti i dipendenti diretti e ai lavoratori delle ditte dell’indotto, affiancata da un piano per la manutenzione e la sicurezza delle strutture;
- monitoraggio costante delle imprese fornitrici, rispetto rigoroso delle prescrizioni ambientali e inserimento formale della delegazione novese nei tavoli negoziali nazionali ed europei;
- convocazione urgente di un tavolo di crisi ministeriale dedicato alla situazione di Novi Ligure e avvio delle procedure con la Regione Piemonte per l’anticipo della cassa integrazione.





