Nella Giornata Nazionale della Salute della Donna vogliamo ricordare il diritto delle donne di essere informate di tutti i rischi associati all’aborto volontario e il dovere dei consultori e dei presidi medici di informare sui rischi che questa pratica comporta per la loro salute fisica e psichica, smentendo la bugia per cui l’aborto sarebbe una modalità semplice, sicura e senza rischi per superare le difficoltà di una gravidanza inaspettata o complicata. Senza informazione infatti non c’è autodeterminazione.
Come ha ben detto la vice-direttrice del Tg1 Incoronata Boccia, subendo una gogna vergognosa, l’aborto è sempre un delitto perché sopprime un innocente, ma va specificato che l’aborto farmacologico con RU486 ha un profilo di sicurezza inferiore rispetto a quello chirurgico, come denunciato anche da autorevoli femministe a livello internazionale, oltre ad essere una procedura dolorosa e traumatizzante in cui il 56% delle donne riconosce il proprio bimbo morto. Come se non bastasse, anche per le modalità private in cui è praticato, la RU486 espone maggiormente le donne al rischio di essere indotte o costrette ad abortire da partner violenti.

In generale, le ricerche scientifiche dimostrano che ogni aborto può avere serie ripercussioni sulla salute fisica e mentale delle donne: l’aumento del rischio di cancro al seno del 44% per chi subisce un aborto indotto fino a salire addirittura all’89% per chi ne subisce tre (A meta-analysis of the association between induced abortion and breast cancer risk among Chinese females – 2014); infezioni pelviche o genitali, emorragie, perforazioni e cicatrizzazioni della parete uterina, aborti spontanei successivi, parti prematuri in caso di altre gravidanze. Gli studi mostrano il forte impatto sulla salute mentale: le donne che subiscono aborti indotti rischiano depressioni, disturbo post traumatico da stress, abuso di sostanze e comportamenti autolesionistici fino al suicidio.


Per questo è fondamentale, dopo il voto favorevole della Camera, che anche il Senato voti l’emendamento al Pnrr che va in questa, giusta, direzione: ovvero riportare i consultori al ruolo per cui furono pensati anche dalla Legge 194, cioè luoghi dove ci si prenda carico delle donne e si offrano loro alternative concrete all’aborto”.

Così Maria Rachele Ruiu, portavoce di Pro Vita & Famiglia Onlus, in occasione della Giornata Nazionale della Salute della Donna, istituita nel 2015 dal Ministero della Salute, che si celebra ogni anno il 22 aprile.

Ufficio Stampa Pro Famiglia