Venerdì 26 gennaio 2024, in occasione del Giorno della Memoria, le classi 4BE, 5AC e 5BC hanno assistito a una lettura scenica organizzata dall’ANPI presso il Foyer del Teatro Civico di Tortona.

La ricorrenza è stata introdotta dal Presidente dell’ANPI, avv. Marco Balossino, il quale ha ricordato alcuni passaggi del discorso tenuto lo scorso anno dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, in cui egli sottolineava l’importanza di mantenere viva la memoria delle atrocità commesse durante l’Olocausto e la necessità di educare le generazioni future su questi eventi, affinché la storia non si ripeta. Mattarella affermava, inoltre, che una delle cause dello sterminio, oltre al regime totalitario del tempo, fu il diffuso consenso da parte della popolazione e ciò porta a chiederci se anche oggi, in qualche modo, siamo complici dell’intolleranza. L’unico rimedio, in un mondo che ripete gli errori del passato, è impegnarsi attivamente nella promozione della tolleranza, della comprensione e del rispetto reciproco. La nostra sfida è quella di contribuire a costruire un mondo in cui il rispetto per la dignità umana sia il fondamento su cui poggia la nostra società.


Anche il Sindaco Federico Chiodi, presente all’evento, ha affrontato il tema riguardante gli IMI, gli Internati Militari Italiani, ricordando storie di coraggio e resilienza come quella di suo nonno, Enrico Chiodi, che con coerenza scelse la prigionia e la fedeltà all’Italia dopo l’8 settembre 1943 e per questo fu internato. A questo punto ci poniamo una domanda: “Chi sarebbe ancora capace di essere così coerente?”.

Ascoltando la lettura di passi scelti tratti da “Diario Clandestino” di Giovannino Guareschi, attraverso la coinvolgente interpretazione dell’attore Emanuele Arrigazzi, siamo rimasti tutti molto colpiti, perché un diario è una testimonianza viva e non ci è sembrato così lontano nel tempo.

La vita degli IMI era difficile, disumana: mancavano le libertà personali e occorreva trovare le forze di resistere alle avversità quotidiane, alla fame. Era costante l’incertezza del proprio destino e ciò rendeva la prigionia un’esperienza profondamente angosciante.

Attraverso la comprensione di queste storie possiamo onorare coloro che hanno vissuto le conseguenze della guerra e imparare a metterci nei panni degli altri, un punto di vista fondamentale per comprendere e apprezzare la prospettiva, i sentimenti e le esperienze degli individui che ci circondano. Questa abilità è alla base dell’empatia, un tratto cruciale per le relazioni umane, la comunicazione efficace e la costruzione di comunità coese.

E così, se “L’ignoranza può essere un fatto che ti uccide”, noi oggi ci sentiamo più consapevoli e responsabili di ciò che accade attorno a noi.

Greta Brasca e Federica Masci Classe 4BE