Pubblichiamo di seguito la lettera di una mamma amareggiata dal comportamento della Società Sportiva in cui la figlia è stata atleta per 9 anni tra pre-agonismo e agonismo.

Quest’anno la ragazza ha deciso di lasciare il nuoto perché non trovava più gli stimoli, ma come si leggerà nella lettera il comportamento degli allenatori è stato particolarmente scorretto.


La mamma ha deciso di scrivere ai giornali per far comprendere alle Società Sportive che lo sport agonistico non deve essere una prigione, che non è comprensibile che gli allenatori se l’atleta per svariati motivi decida di non proseguire non si degnino neppure di salutarlo.

DI SEGUTO LA ALETTERA

Egregia Presidente della Genova Nuoto,

Le scrivo queste righe perché sono molto amareggiata dal comportamento della Vostra Società nei confronti di mia figlia, una ragazza di soli 14 anni.

Mia figlia ha deciso, dopo 9 anni di agonismo, di lasciare il nuoto.

E’ stata comprensibilmente  una decisione combattuta e difficile. Gli allenamenti hanno da sempre occupato molto tempo della sua vita.

Come genitori abbiamo deciso di appoggiare in pieno la scelta per renderla meno difficile e complessa di quanto già non fosse.

Ha voluto comunque portare a termine le ultime gare, le Finali regionali Invernali, dimostrando di possedere ancora grinta e talento necessari per vincere.

Vedere la propria figlia correre verso il  padre, piangendo e chiedendo che se mai avesse realizzato i tempi per qualificarsi non avrebbe comunque voluto  partecipare ai Campionati Nazionali è stato semplicemente straziante.

Ci ha fatto capire quanto per lei ormai il nuoto fosse diventato un peso. Non avremo mai potuto  convincerla controvoglia a partecipare. Per noi la sua decisione era indiscutibile.

Nelle competizioni successive, come avrete potuto constatare, ha conseguito ottimi risultati conquistando podi.

Alla fine della sua ultima gara ha voluto salutare i propri allenatori congedandosi dalla Genova Nuoto, assecondando la scelta presa precedentemente.

Mentre il primo tecnico ha avuto per lei parole di sostegno e affetto, non altrettanto educatamente hanno reagito gli altri due allenatori.

Mia figlia li ha raggiunti piangendo, comprensibilmente emozionata  per la difficile decisione presa in piena autonomia e uno di loro le ha girato le spalle, negandole addirittura il semplice saluto.

Dopo un simile, penoso  episodio mi chiedo quale possa essere la definizione di sport. Quale siano i valori che la Società vorrebbe inculcare nei suoi tesserati, nei ragazzi che praticano l’attività sportiva in piscina in un contesto che mia figlia frequenta da quando aveva soltanto 6 anni.

Lettera firmata

FOTO DI REPERTORIO