Il premier Mario Draghi ha annunciato a Firenze «che è intenzione del governo non prorogare lo stato d’emergenza oltre il 31 marzo». Eppure 1° aprile non sarà del tutto un freedom day, quantomeno per i no vax. L’intenzione di Palazzo Chigi è lasciare in vigore l’obbligo di green pass, seppur rimodulato.

Lo strumento del certificato verde – al momento obbligatorio nella sua versione “super” per viaggiare con mezzi pubblici e per soggiornare in hotel – resterà infatti in vigore in Italia, per poi essere abolito entro l’estate.


L’addio al pass, a detta del premier, sarà graduale: «Metteremo fine all’obbligo di utilizzo, a partire dalle attività all’aperto, tra cui fiere, sport, feste e spettacoli». Sullo sfondo l’intenzione «di riaprire tutto il prima possibile, continuando però a monitorare con attenzione la situazione pandemica, pronti a intervenire in caso di recrudescenze».

Mario Draghi media così tra l’ala dei prudenti e chi ritiene il certificato non più utile, anzi dannoso, come Matteo Salvini, il leader leghista al cui partito appartiene anche il nostro ministro del Turismo, Massimo Garavaglia, che si è più volte detto favorevole all’abolizione del pass.

In generale, dunque, si va nella direzione di allentare le restrizioni anti Covid.

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