Anche quest’anno la pandemia ci ha costretto a commemorare i partigiani della Benedicta in una forma che appare persino innaturale – commenta il senatore Daniele Borioli, presidente dell’Associazione Memoria della BenedictaÈ un’impresa far vivere con le modalità un po’ asettiche del “remoto” quell’incontro di popolo che, nel corso degli anni, è diventata la manifestazione con la quale si ricorda la tremenda strage della settimana di Pasqua del 1944. Si ricorda e si rivive, affollando il Sacrario, recandosi al luogo in cui furono eseguite le fucilazioni, scendere verso le fosse comuni e infine, ritrovarsi nel piazzale in cui ancora sorgono i ruderi della cascina Benedetta, epicentro di quella vicenda.

È innaturale, ma anche quest’anno così come lo scorso anno, ce l’abbiamo fatta. Era un dovere, verso i nostri martiri, verso i partigiani che ancora sono tra noi, verso le comunità locali che custodiscono, trasmesse dalla memoria di generazione in generazione, i molti significati di quella tragedia. Lo sottolineiamo ancora una volta: la più grande strage di partigiani combattenti di tutta la Resistenza italiana.


Ma c’è un di più che vogliamo aggiungere in quest’occasione: il tentativo di stabilire un nesso più stringente tra il sacrificio dei ragazzi della Benedicta e il compito che attende, fortunatamente meno cruento ma non meno dirimente, le ragazze e i ragazzi di oggi. E il nesso sta nell’aspirazione, nella necessità civile e morale di costruire un mondo nuovo, sulle macerie di una tragedia.

Il compito immediato era, allora, cacciare gli occupanti nazisti e abbattere il fascismo, ma non per tornare all’Italia di prima, bensì per aprire una nuova frontiera di pace, libertà, giustizia, democrazia, per l’Italia e per l’Europa. Il compito, urgente e imprescindibile, che abbiamo di fronte oggi è, certo, sconfiggere il virus. Ma, soprattutto per le nuove generazioni, la sfida è quella di fare della vittoria sulla pandemia la porta d’ingresso a un mondo nuovo.

Stabilire un patto di impegno civile, tra generazioni apparentemente così lontane, è in fondo la ragione più rilevante che spinge ogni anno ad esserci, per ricordare e nel ricordo trovare il senso dei compiti che oggi ci stanno di fronte. Il Vescovo di Tortona, Monsignor Viola, il Presidente dell’Anpi nazionale, Pagliarulo, lo hanno evidenziato ieri, con messaggi dal significato profondo, che hanno cancellato il senso del distanziamento in cui siamo costretti, e che ora resteranno consegnati, insieme a tutta la cerimonia, ai nostri strumenti di comunicazione, per chi vorrà andare a riascoltarli. Così come rimarranno le importanti riflessioni degli storici Giovanni De Luna e Claudio Levi, fondamentali, poiché la forza della memoria consiste anche nel fare costantemente i conti con un lavoro di scavo storiografico che non può mai dirsi concluso. I numeri ci dicono che abbiamo fatto bene, sono stati molti ad assistere in diretta alla commemorazione e molti altri ancora lo hanno fatto successivamente. Altri lo faranno nei prossimi giorni. E questo ci incoraggia a proseguire in un lavoro che vogliamo sia sempre più ricco e articolato, perché il dovere della memoria non si esaurisce in una pur importantissima occasione”.

Di seguito il link alla pagina YouTube dell’Associazione Memoria della Benedicta dove è possibile rivedere il video della commemorazione dell’eccidio della Benedicta nel 77° anniversario.

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