Un viaggio nel Bel Paese, dall’Inferno di Dante ai giorni nostri per amare la nostra Italia, la nostra storia e tornare a sognare

“E quindi uscimmo a riveder le stelle”. Si conclude così l’Inferno della Divina Commedia di Dante (o meglio Durante Alighieri) con una consapevolezza nuova, dopo un lungo cammino che lo ha visto convertirsi e rinascere per tornare nella “terra della concordia tra l’uomo e Dio”. Ed è proprio con quel “A riveder le stelle” che il giornalista Aldo Cazzullo ha scelto di partire con il suo saggio di analisi e approfondimento dell’opera dantesca edita da Mondadori (2020).

A riveder le stelle, già, perché anche noi dopo un anno di pandemia da Covid19 desideriamo affacciarci al cielo della vita con sicurezza e fiducia. 


Ripartiamo, dunque, da Dante: “l’unico scrittore italiano che ha davvero un respiro universale”. Leggere “A riveder le stelle” ti fa amare, parola dopo parola, il nostro bel Paese, ti fa comprendere lo spessore dei nostri autori, come Carducci, Ungaretti, Leopardi, Macchivelli, magistralmente riportati nel saggio assieme a personaggi storici esemplari come Cristoforo Colombo e Carlo Magno.

Si aprono pagine di storia italiana che vanno dal Basso Medioevo all’età contemporanea, che ripercorrono le guerre mondiali e si inoltrano in paesaggi tipicamente italiani, in borghi antichi e nuovi, in vie fatte di vita e storia. Lenta emerge un’umanità che si fa sempre più grande e ci insegna ad andare avanti con forza.

E così si avanza nell’Inferno, guidati da Virgilio, al fianco di Dante e lo si fa in “A riveder le stelle” con continue riemersioni nell’oggi, o meglio in un passato un po’ più recente rispetto al periodo in cui Dante scriveva. Riemersioni che ci consentono di comprendere il valore della nostra Italia, della nostra Storia, nella nostra Umanità.

Quell’Inferno, insomma, diventa sempre meno tale e sempre più ci si riappropria dello spessore della nostra unicità.

Dante, come ci insegna Cazzullo, ha saputo restituire un senso di appartenza all’umanità: “le guerre tra italiani diventano figura della contesa che percorre tutto il mondo, e l’intera storia dell’umanità”.

Cazzullo rievoca battaglie medievali, tragedie quali la valanga d’acqua del Vajont attraverso un’analisi capace di allargare lo sguardo in termini spaziali e temporali e di farci sobbalzare dall’Inferno all’età contemporanea.

Alla tragedia del Vajont, ad esempio, Cazzullo ci arriva dall’ultimo cerchio dell’Inferno, quando invece di alte fiamme e fumo Dante ci pone davanti a un lago ghiacciato e per far capire la resistenza di quel ghiaccio scrive che se vi fossero cadute dentro due montagne delle Alpi Apuane, Tambernicchi e Pietrapana, “non avria pur da l’orlo fatto cricchi”. Sei secoli dopo, una montagna cadde davvero in un lago, e Cazzullo ce lo racconta benissimo.

Così come aggiunge aneddoti e dettagli di quell’epoca “buia”. Nella settima bolgia si sofferma per esempio sul gesto commesso da un ladro che “le mani alzò con amendue le fiche”. “Fare le fiche” ci spiega Cazzullo era un gesto volgare, l’equivalente del dito medio, in voga nella Toscana di Dante.

Sicuramente tra i tanti meriti di Dante vi è la Divina Commedia, opera d’assoluta bellezza e profondità, così come altrettanto sicuramente tra i meriti di Cazzullo vi è “A riveder le stelle”, opera che ci fa amare tutto ciò che Dante ha saputo creare e che dalla Divina Commedia traspare. Cazzullo, riprendendo Ungaretti, attraverso “A riveder le stelle” riporta alla luce “quel nulla d’inesaurible segreto”.

E ci scopriamo attraverso gli occhi di Dante come piccoli eterni sognatori, perché ciascuno di noi può pensare “che il meglio debba ancora venire, per le nostre vite e per la nostra comunità nazionale”.

E ora sì, al termine di questo straordinario viaggio, rivediamo le stelle e dunque che la nostra ascesa al meglio abbia realmente inizio!

Francesca Patton