Oggi parliamo del film del 2019 “BOMBSHELL – La voce dello scandalo”, diretto da Jay Roach e con attrice protagonista Charlize Theron ad interpretare Megyn Kelly, Nicole Kidman a prestare il volto a Gretchen Carlson e Margot Robbie nei panni di Kayla Pospisil ovvero le donne che portarono e contribuirono a condurre allo scoperto le molestie sessuali subite da molte colleghe, parimenti che da loro stesse, da parte Roger Ailes ossia il direttore di Fox News. La pellicola racconta la vera storia della caduta del CEO del famoso network tv, accusato appunto di molestie verso le “quote rosa” dell’emittente televisiva. Ad aver incastrato definitivamente Roger Ailes, dopo il primo passo in questa direzione ad opera della conduttrice Gretchen Carlson, fu Megyn Kelly e ciò grazie alla registrazione delle loro conversazioni, che lo misero al muro, incoraggiando così altresì non poche giornaliste a denunciare.

Megyn Kelly la cui storia è quella dell’anchor che, moderatrice nel dibattito tra candidati repubblicani, pose l’accento sul machismo di Donald Trump, ricevendo ondate di insulti ed offese online e che dunque fu colpita dal maschilismo non soltanto sotto forma di molestie fisiche bensì pure del mancato aiuto sul posto di lavoro (tant’è che da principio rimase assai combattuta sull’attaccare o no il suo capo).


Fu all’opposto Gretchen Carlson che, licenziata dalla Fox News per le proprie posizioni femministe, iniziò decisa e determinata a cercare una maniera per smascherare Ailes benché da sola difficilmente ce l’avrebbe mai fatta. Infine Kayla Pospisil, personaggio inventato ma che unisce diverse testimonianze, è la terza donna di spicco del film. Giovane ultracattolica, cominciò a lavorare con l’ex conduttrice di Fox and Friends; poi venne molestata e non si ribellò al presidente ed amministratore delegato della Fox poiché speranzosa di fare carriera. Kayla ivi scoprì inoltre l’amore lesbico con una collega, Jess Carr. 

Potrei ancora proseguire oltre e più dettagliatamente nel racconto, ma non lo farò. Vi lascio piuttosto direttamente alla visione di “Bombshell” dacché ciò che mi sta maggiormente a cuore è far riflettere e riflettere io stessa insieme a voi lettori su questo nostro tempo attuale e su quanto ancora non è stato raggiunto… Ma prima, non passi in silenzio neppure l’evidenza per la quale quello che dovrebbe essere canale d’informazione non sempre lo è visto che i media televisivi e non solamente sovente si pongono in prima linea e divengono essi medesimi prima linea di un sistema di potere e di rappresentazione in cui il giornalismo cede per l’appunto spesso alle richieste della politica e dello spettacolo.

E torniamo adesso al ruolo e al valore della donna, tema centrale in La voce dello scandalo, nella società americana nonostante invero non esclusivamente in questa. Donna che sino a che punto è disposta a piegarsi per giungere ad un fine che diviene effettivamente tale nella sua accezione di termine ultimo, estremo, di una parecchio sottile e limitata opportunità d’azione inverante l’originaria ambizione? Sì perché se si scende a compromessi, nel farlo, si altera e deteriora la sostanza secondo una forma, che per la sottoscritta è già essa parte del messaggio, pertanto figurarsi il danno quando codesta alterazione coincide coll’assecondare un depravato capriccio a senso unico!

Con questo non voglio dire che la non oggettificazione della donna debba passare dall’indossare per forza e sol pantaloni o comunque abiti poco seducenti, e non quelli che più l’aggradano, bensì che qualsiasi azione o mancata azione ella compia oppure declini è bene sia in primis ed anche per piacere personale. In caso contrario si riduce a  mero oggetto mirato ad appagare desideri sessuali altrui, estranei alla prima persona.  

Ecco quindi che concludo con una domanda: quali sono i contorni d’un baratto che eppure non inibisca in realtà la libertà? Anzi, esiste libertà nel baratto in cui lo scambio, seppure bilaterale o multilaterale, vede una delle parti in posizione di dettare i termini dell’“operazione”? Io sono dell’avviso che ogni “ser-vi-zio” sia, per quanto talvolta solo un poco, impari trasferimento e cambiamento del sé che rende oggetto nell’istante stesso in cui il dovere si sostituisce al sopradetto piacere, avvicinandosi parecchio di più alla pena che non all’unico premio realmente tale ossia quello per merito senza morbosa ed non vicendevole voluttà l’uno dell’altro.      

Per, tuttavia, “scendere in campo e vincere la guerra” contro l’abuso di potere è necessaria coesione e che non una sola donna sia più disposta al compromesso dal momento che sennò le rinunce di tante saranno state e saranno vane e null’altro che un sacrificio all’ambizione senza scrupoli, offerta di vittime incoscienti, ed inconsapevoli probabilmente, ad un padrone addirittura innalzato a divinità.

Giulia Quaranta Provenzano