Ben ritrovati ad un nuovo appuntamento di approfondimento con i mercati, focus dal 27 al 31 luglio 2020.

Anche quest’oggi – come di consueto – inizieremo con l’approfondimento dei mercati, per poi andare ad analizzare le performance dei tali e i fattori che ne hanno influenzato l’andamento. Ci concentreremo, infine, sulle variabili macro-economiche da monitorare.

Settimana negativa per tutte le asset class sulle principali piazze finanziarie internazionali [indice USA, azionari S&P500 -0,4%; indice EURO, azionari MSCI EURO -2,5%; indice ITA, azionari FTSE MIB -2,9%]. Titoli obbligazionari invece in territorio positivo [indice ITALIA, obbligazionari GOVERNATIVI +0,7%; indice EURO, obbligazionari CORPORATE +0,5%; indice EURO, obbligazionari HIGH YIELD +0,7%; indice USA, obbligazionari GOVERNATIVI +0,3%], mentre la divise si è un po’ indebolita [EUR/USD -2,6% perf. ultima settimana, -4,6% perf. da inizio anno] e, all’opposto, le commodities si sono rafforzate [oro +6,8% perf. ultima settimana, +28,0% perf. da inizio anno; petrolio +1,9% perf. ultima settimana, -31,9% perf. da inizio anno].      



Andando ora a scorrere i principali indicatori dal 20 al 24 luglio, ricordiamo le vendite di case esistenti negli Stati Uniti che hanno segnato una crescita inferiore alle attese, aumentando del 20,7% m/m a 4,7 milioni a giugno successivamente al crollo del -9,7% di maggio. La rilevazione è la prima positiva dopo gli ultimi tre mesi di contrazione per via del forte impatto sul mercato immobiliare dovuto alla pandemia. Le nuove restrizioni messe in atto in alcuni Stati americani potrebbero tuttavia deprimere nuovamente le rilevazioni future. 

Inoltre da attenzionare l’indice di fiducia dei consumatori in Europa, calcolato dalla Commissione Europea, che ha infranto le aspettative degli economisti, peggiorando a -15 punti dai -14,7 di giugno, ben al di sotto del -12,0 atteso. Nonostante l’economia dell’Eurozona stia dando segnali positivi e di recupero, le incertezze sulla possibilità di una seconda ondata di Covid-19, e un conseguente ennesimo lockdown, pesano significativamente sul sentiment dei consumatori. Il raggiungimento dell’accordo sul Next Generation EU la scorsa settimana potrebbe comunque fornire un interessante supporto per la risalita dell’indice di fiducia nei prossimi mesi.  

Per quanto riguarda il PMI composito europeo ha stupito in maniera favorevole, raggiungendo i 54,8 punti dai 48,5 di giugno, tornando dunque al di sopra della soglia dei 50 punti e battendo le stime degli analisti, che avevano pronosticato una salita a 51,1. La crescita ha riguardato come da aspettativa sia il settore manifatturiero (in rialzo a 51,1 punti) che quello dei servizi, quest’ultimo in deciso miglioramento a 55,1 punti, dopo i 48,3 di giugno.

Ed, inoltre, il PMI manifatturiero in America è salito a luglio a 51,3 punti dai precedenti 49,8, trainato dal miglioramento della componente dei nuovi ordini. Non supera la soglia dei 50 punti il settore dei servizi, di molto penalizzato dal rapido aumento di ancora altri contagi in USA e dalle conseguenti difficoltà del comparto sanitario: il dato si è attestato a 49,6 punti, dopo i 47,9 di giugno, contribuendo però alla salita a 50,0 punti del PMI composito.  

Per ciò che concerne, infine e più specificatamente, la settimana dal 27-31 luglio, abbiamo la prima lettura del Pil americano per il secondo trimestre dell’anno atteso mostrare il forte impatto negativo del blocco di gran parte delle attività produttive ad aprile e maggio. Il dato è difatti previsto in contrazione del -35,0% t/t, proseguendo il trend negativo incominciato con la rilevazione della decrescita del -5,0% del primo trimestre, facendo entrare così gli USA in recessione tecnica. La riapertura del Paese dopo il lockdown potrebbe portare ad un miglioramento del Pil nel 3Q, sebbene le ultime disposizioni per tenere sotto controllo il nuovo aumento di contagi in America potrebbe influenzare sfavorevolmente la rilevazione.

In conclusione, perfino la prima lettura del Pil dell’area euro per il secondo trimestre dell’anno dovrebbe rilevare una contrazione del -13,9% a/a, assai più pesante rispetto al -3,1% a/a del primo trimestre. Il dato risulta tuttavia inferiore a quello americano per via delle differenti tempistiche di riapertura dell’economia (avvenuta nell’Eurozona prima che negli Stati Uniti). Analizzando le singole Nazioni, Spagna e Italia sono attese mostrare i risultati peggiori (con contrazione del -19,7% a/a per la prima e del -17,7% a/a per la seconda).  

Giulia Quaranta Provenzano