Lei si chiama Elena Massobrio, è di Tortona, ha solo 18 anni ma un curriculum da far invidia a tante persone. Non è solo caporal maggiore dell’Esercito Italiano ma è diventata addirittura Capocorso, cioé la miglior allieva della Scuola militare “Pietro Teulié” di MiIano. Elena ha frequentato elementari e medie all’Istituto San Giuseppe di Tortona e i primi due anni di Liceo classico al Collegio delle Fanciulle Emanuela Setti Carraro dalla Chiesa, a Milano. Durante il secondo anno ha partecipato al concorso nazionale per la Teulié, al termine del quale si è classificata prima in graduatoria.

Il suo sogno è quello di fare la carriera militare, magari di comandare un esercito e se fosse il caso non avrebbe problemi neppure ad andare in guerra. Attualmente sta svolgendo il concorso per l’accesso all’Accademia di Modena e si è appena appena diplomata, col massimo dei voti: 100. 


Elena è brava e ambiziosa e questa sua ambizione l’ha portata già ad eccellere nella carriera militare appena intrapresa. Il capocorso, per chi non lo sapesse, infatti, è l’allievo che eccelle su tutti per voti e attitudine militare  e fa davvero specie che quest’anno sia una donna, e per di più tortonese, quando due terzi degli allievi di questa scuola sono maschi e come noto, fare il soldato è sempre stato un ruolo appannaggio del sesso maschile.

Stavolta non è stato così e quando il colonnello Daniele Pepe, comandante e preside della Scuola Militare Teulié, ha annunciato il nome del migliore, in tanti si sono congratulati con la giovane tortonese ma alcuni hanno anche sgranato gli occhi perché non capita certo tutti i giorni di vedere una giovane soldatessa eccellere in quelle che, per antonomasia, da millenni di storia, sono considerate discipline tipicamente maschili.

Elena invece ha fatto qualcosa di veramente straordinario ed è per questo che oltre a tutti gli elogi possibili, merita un posto particolare fra i tortonesi che si sono distinti nel fare qualcosa o nel raggiungere un obiettivo fuori dal comune.

È la prima volta, nella storia nell’istituto fondato nel 1802 dal generale milanese Pietro Teulié, infatti, che il capocorso una donna. Dal 2009, anno in cui la scuola ha aperto anche alle iscrizioni femminili, non era mai accaduto.

Le avvisaglie che Elena avrebbe lasciato un’impronta in questa scuola si erano già avute nel 2017 quando la tortonese era arrivata prima anche al concorso di ammissione ma nessuno avrebbe mai immaginato di vederla prima anche alla fine.

Per questo oltre che al “solito” articolo che è possibile fare in occasioni come queste, abbiamo deciso di avvicinarla e di farle una vera e propria intervista, per scoprire da vicino come vive e cosa prova una giovane ragazza tortonese appena maggiorenne ad essere nell’Esercito e soprattutto in questa occasione.

Dici che vorresti intraprendere la carriera di ufficiale nell’Esercito ma per quale motivo ti ha sempre affascinato la carriera militare?

Sono rimasta affascinata per la sua organizzazione gerarchica, la disciplina che vige e la possibilità di fare quotidianamente qualcosa di concreto per la Nazione. Penso che sarebbe il contesto in cui riuscirei a dare il meglio di me.

Cosa si prova ad essere la prima del corso?

E’ una grandissima soddisfazione, ma anche una responsabilità. Il mio compito era quello di fare da tramite tra la linea di comando e i miei colleghi di corso, mantenere l’unità della compagnia e indirizzare i miei colleghi verso giuste scelte e comportamenti. 

Come sono i rapporti con gli altri commilitoni? Ti trovi meglio con gli uomini o con le donne?

 I miei rapporti con i colleghi sono ottimi, abbiamo vissuto insieme esperienze non comuni per degli adolescenti, il che ha contribuito ancora di più a rafforzare il legame di amicizia che ci unisce. Non ho trovato alcuna differenza nei rapporti con gli uomini rispetto a quelli con le donne, anche se le donne sono ancora una minoranza a Scuola (circa 30% del totale degli allievi, ma il numero cresce ogni anno).

Da tre anni vivi a Milano ma cosa provi quanto torni a casa a Tortona?

 Tornare a casa è un’emozione, mi fa sempre piacere rivedere la mia famiglia e i miei vecchi amici dopo tanto tempo. Anche se sono a Milano da tre anni, Tortona resta sempre casa mia.

Fra le tante cose c’è un aneddoto curioso e riguarda il giorno in cui sei diventata maggiorenne…

Sì, c’è chi festeggia i 18 anni in discoteca. Invece io allo scoccare della mezzanotte del mio compleanno, stavo facendo una marcia notturna con la mia compagnia.

Com’è la vita da soldato?

Sveglia alle 6.30, lezioni e tanto sport, addestramento militare, corsi extra-curriculari, giornate condivise con altri 57 compagni di corso, provenienti da tutta Italia. Cellulare acceso solo dalle 20 alle 22. E d’estate un mese di campus, in Trentino o in Calabria, a «provare» la vita militare.

Sai sparare e usare le armi, presumo, ma quali?

Durante i campi addestrativi d’arma svolti in estate ho imparato anche a sparare. Ho svolto con i miei colleghi attività di poligono con il fucile d’assalto  AR 70/90; ho anche seguito alcune lezioni di tiro sportivo.

Dici che vuoi diventare ufficiale, ma se fosse necessario andare in guerra? Saresti disposta a farlo?

Andare in missione è una possibilità concreta per un ufficiale. Non mi spaventa, anzi: fa “parte del gioco”, ed è il momento in cui si ha la possibilità di mettere in campo tutto ciò che si è imparato in precedenza.

Il fatto che tu sei un soldato pensi potrebbe in qualche modo condizionare l’approccio degli altri o il tuo futuro come moglie o come mamma?

Credo che riuscirei a conciliare la mia attività lavorativa con la possibilità di costruire una famiglia: tutto si può fare.

Racconta brevemente un episodio o un’ emozione positiva e una negativa che hai provato nel servizio di Leva.

Un sentimento negativo è stato sicuramente il distacco iniziale da casa e famiglia e il “salto” dalla vita civile a quella militare. I ritmi sono serrati, le regole sono tante e all’inizio è difficile adattarsi. Di emozioni e momenti positivi ne ho vissuti tantissimi: uno che ricordo certamente con gioia è il mio giuramento solenne, celebrato nel 2018. La mia famiglia era lì a vedermi ed era molto orgogliosa di me. 

Intervista a cura di Angelo Bottiroli