Antonella Cotta (Classe 1954) è una nota artista ligure, residente nel Dianese ma nata ad Imperia, a vantare un curriculum di tutto rispetto. Espositrice in molte città non esclusivamente italiane quali Roma, Venezia, Milano, Parigi, Montecarlo, Washington e Gerusalemme ha all’attivo altresì una carriera da stimata avvocato.

Socia, in qualità di creativa della Società per le Belle Arti ed Esposizione Permanente di Milano, del Circolo Artistico appunto dell’amata Venezia e del Circolo Artistico di Albissola, il suo dipinto che qui desidero presentare s’intitola “Vele nel futuro”. Il tale è stato realizzato da Antonella nel 2015, con la tecnica dell’acrilico su tela 70X100 cm nonché donato a Maserati in occasione della premiazione al Casinò di Sanremo di centenarie eccellenze del made in Italy. Automobili Maserati che ha contribuito alla storia e alla crescita del Paese, ottenendo grande successo grazie alla distintiva professionalità e straordinario impegno, i medesimi che caratterizzano da sempre e fanno della Cotta un’artista di fama internazionale.


Come figlia di tutti i creativi, anche la produzione artistica della dianese non può fare a meno di muovere dalla concreta realtà, dal mondo esperito (o per lo meno potenzialmente osservabile ed esperibile in prima persona) e da ciò che esso suscita a livello percettivo, emotivo, intellettivo. La maggior parte delle volte per Antonella la detta realtà punto di partenza è proprio il mare. Acqua dunque quale principio dell’estro d’una pittrice che vi vive a contatto pressoché quotidiano, ma che tuttavia racconta molto di più di quello che inconfutabilmente è sotto gli occhi di un qualsiasi osservatore. Questo, interessante e ricorrente mescolanza di blu di tramontana, certamente uno dei motivi per cui è stata spesso definita un’astrattista e non più giustamente anche di ispirazione simbolista.

Doveroso pertanto concentrarsi ora su ciò che invece intrinsecamente e assai di molto più imo ed oltre rivela “Vele nel futuro”, Leitmotiv di tanti quadri della donna. Opere apprezzabili non soltanto per il loro significato soggettivo, conscio e di superficie, bensì oggettivo, profondo ed inconscio.  

A percorrere ovunque le sfumature d’arancione e blu, il bianco: una sorta di pioggia copiosa di luce ad oltranza, dal vento della creatività, che interrompe l’ambiente qual segno di potente vita preziosa tipica della costa ligure e della personalità di Antonella. Come già accennato, l’acqua ha un ruolo che si ripete sovente nelle tele di quest’artista. Di certo lo spunto esteriore è proprio la regione, la località in cui abita dall’infanzia. L’elaborazione interiore però è frutto dell’immaginazione della Cotta la cui peculiarità sono le tinte intense ma mai cupe, pur se i movimenti come tali in fieri e persino quando solo in accenno di differente divenire dal dato dalla spazialità in un’orizzontalità in attuazione obliqua. Colori misti quelli sul supporto materiale proprio di un’interiorità senza barriere e partecipante del continuo presente con un’emozionalità squisitamente aperta al positivo in virtù di un’armonia interiore e sessuale, di creatività artistica soprattutto e fiducia in sé e negli altri. Salute, saggezza, ambizione, ottimismo, gioia, energia ed equilibrio nel saper reagire pur alle avversità in modo repentino ed efficace. Ecco quindi così che Antonella si accinge verso il futuro con serenità e calma emotiva, priva d’ansia e con sentimenti profondi per quanto pacata persino nel non statico, all’opposto tra onde quasi per nulla dolci e simili al contrario a getti fulminei, lance proiettanti in un avvenire ove la rapidità ben si palesa nelle tracce apparentemente sbavate allorché piuttosto segno d’un moto spaziale e temporale senza tregua.

Delle vele non si vede scafo, eppure non si ha per nulla la sensazione che stiano per essere sopraffatte. Esse somigliano a pinne che l’improvviso dominano, attivamente, e timonano scie, proiezione della capacità di Antonella di astrarsi appunto dalla realtà, dalle tempeste circostanti ed interiori, per muoversi ed entrare nel mondo di una ipersensibile estrosità e fiducia che travalica il limite del soggettivo e diviene simbolo d’una condizione tipicamente umana. Condizione universale di noi tutti essere umani che non disponiano per natura di un’introspettiva e interiore stabilità, ma che viviamo nell’acqua in ogni momento in grado di diventare infima perché fluida e percorsa da sotterranee correnti, inevitabilmente esposti ad attacchi esterni e ai marosi dell’acquatico inconscio nella precarietà dell’esistenza comune.

Non comunque codesta la situazione dell’inconscio, indistintamente, di ogni femmina e maschio e specie della ligure che, purificato nell’arte e nella creazione artistica, la proietta al futuro con vitalità e lieto trasporto catartico sebbene ad ella non sfugga il reale. Consapevolezza del più concreto vivere, parimenti fecondo rapporto con l’amico inconscio in un’artista che elabora l’attimo e il giornaliero con entusiasmo attraverso l’immaginazione per restituirlo ad una migliore espressione d’umanità.

Giulia Quaranta Provenzano