Ferrari: “Dall’inizio di questa epidemia, abbiamo sostenuto a gran voce la necessità di trattare l’emergenza economica con la stessa straordinarietà e la stessa tempestività di quella sanitaria: ora è giunto il momento di farlo davvero. O quando arriveremo alla fase 2, quella della riapertura, ci troveremo senza più imprese da far riaprire”

-100% nelle vendite del settore abbigliamento, -95% nel turismo, – 82% nel settore delle vendite di automobili e -68% per bar e ristoranti: sono alcuni dei numeri, drammatici, resi noti dall’Ufficio Studi di Confcommercio, che fotografano il “dramma” che stanno vivendo le micro e piccole imprese italiane.

“ Le vendite sono crollate in tutti i settori – commenta il Presidente di Ascom-Confcommercio Alessandria, Vittorio Ferrari – ed il Pil, secondo le stime fatte dal nostro Ufficio Studi nazionale, parlano di una riduzione del PIL del 13% nel solo mese di aprile”. A preoccupare sono i dati dei settori maggiormente colpiti dalle misure di contenimento del virus, come quelli “veri” sull’accoglienza turistica (-95% delle presenze di stranieri nel nostro Paese), sulle vendite di abbigliamento e calzature (-100% per tutte le aziende del settore non attive sulle piattaforme virtuali), sui bar e la ristorazione (-68%, considerando le coraggiose attività di delivery attivate con la consegna a domicilio dei consumatori, svolgendo un imprescindibile servizio territoriale).


“Questi sono solo alcuni esempi – prosegue Vittorio Ferrari – perché il crollo riguarda tutte le nostre categorie. E ciò che davvero ci preoccupa è che i provvedimenti messi in campo dalle Istituzioni, fino a questo momento, non possono andare ad incidere sul crollo dei consumi, questo è chiaro, però devono necessariamente riuscire a mitigare le perdite del reddito disponibile connesse alla drastica riduzione delle attività che tutte le imprese stanno subendo. E questa azione – ahinoi – ancora non si intravede nelle misure attualmente disponibili. Le iniziative ad oggi intraprese dalle istituzioni, quelle di concedere abbondante liquidità a costi esigui, vanno affiancate da una serie di indennizzi proporzionali alle perdite subite dagli imprenditori e dai lavoratori. Senza lo strumento dei “trasferimenti a fondo perduto” si corre infatti il rischio che la liquidità, per quanto eccezionale, non sarà alla fine domandata, almeno dai soggetti imprenditoriali più deboli, lasciando così ferite e vuoti permanenti nel tessuto produttivo che renderanno ancor più difficoltosa la ripartenza”.

“E poi – conclude il Presidente provinciale di Ascom-Confcommercio – i tempi sono fondamentali: ed il tempo degli interventi è adesso. Abbiamo assistito a molti annunci, ma la verità è che le nostre imprese ancora non hanno ricevuto nulla di quello che è stato – appunto – annunciato: non sono arrivati i 600 euro previsti dall’indennità Covid-19 per i titolari di partita Iva e non sono ancora iniziati i pagamenti delle Casse Integrazioni per i dipendenti. Pertanto imprenditori e lavoratori che dall’11 marzo si sono trovati costretti ad abbassare le serrande e ad andare ad incasso zero, oggi, dopo più di 1 mese, ancora non hanno potuto concretamente accedere a nulla di concreto. Inoltre invitiamo nuovamente tutte le Amministrazioni Comunali della provincia a voler sospendere tutti i tributi locali per tutto il 2020. Sono misure straordinarie, ce ne rendiamo conto, ma hanno la stessa straordinarietà di quelle imposte dall’emergenza sanitaria e, purtroppo, dobbiamo constatare che l’emergenza economica non è meno grave.