Il libro “Storie” di Angelo Bottiroli si può leggere con calma, un testo alla volta. E’ quello che ho fatto. Del resto leggo  sempre tanti libri in parallelo e poi, lo ammetto, non sono una lettrice normale: la mia lunga professione di docente di letteratura mi ha plasmato la mente, per cui leggo tutto in modo critico.

Mi spiego meglio: appena ho iniziato il libro, è stato per me naturale ‘classificarlo’, inquadrarlo in tutta una serie di parametri che fanno parte del metodo della critica letteraria… Non annoierò con i rapporti tra fabula e intreccio, tempo della storia e tempo del racconto, sistema dei personaggi, situazione iniziale-esordio-mutamenti-situazione finale, elementi retorico-stilistici e tipo di narratore (categorie fondamentali di  analisi di ogni tipo di testo), ma dirò quello che mi è subito apparso chiaro, fin dalle prime pagine.


Angelo ha affidato le sue storie al genere letterario della novella. Perché di novelle si tratta. Non di racconti.

E questa scelta secondo me non è stata casuale.

Ma andiamo per ordine. Le sue narrazioni sono brevi e non hanno un intreccio articolato, perché privilegiano l’approfondimento psicologico del personaggio protagonista, ruotando intorno a un episodio o a frammenti di vita.

I temi delle  novelle riguardano infatti la vita reale, nelle sue infinite sfumature, dalle abitudini quotidiane all’interiorità fatta di pensieri, sogni e persino allucinazioni. 

Questa varietas stimola l’interesse dei lettori e arricchisce la conoscenza di noi stessi e del nostro agire nel mondo.

Tornando alla scelta della brevitas, essa è efficace, perché consente l’utilizzo di un narratore unico (Ricky), che, pur  non variando  il punto di vista, tuttavia non annoia i lettori.

I personaggi sono tutti credibili, perché sono reali o perlomeno verosimili: le coordinate spazio-temporali delle novelle sono indicate in modo dettagliato e preciso, inoltre si fanno anche riferimenti alla storia, all’economia, alla politica.

Risulta particolarmente evidente l’analisi dei sentimenti e degli stati d’animo dei personaggi, di cui l’autore indaga anche le motivazioni profonde, spesso inconfessate, che li spingono ad agire. 

Tutto questo, unito a non trascurare lo sfondo sociale, politico ed economico in cui si collocano le vicende, fa dei personaggi i simboli della condizione umana, che non è mai classificabile in modo rigido o assoluto, date le innumerevoli sfaccettature dell’esistenza.

C’è un altro elemento caratteristico della novellistica che, a mio avviso, è molto accattivante per chi fa il lavoro di Angelo Bottiroli: la funzione “giornalistica” e la rappresentazione realistica dei costum.

Leggendo le “Storie” che ha scritto, mi sono resa conto che Angelo è un realistico pittore di costumi e di situazioni e che si è proposto non solo di “dilettare” i suoi lettori, ma anche di informarli.

Insomma, ha rielaborato i ricordi della sua vita e li ha generosamente affidati alla sensibilità dei lettori, per renderli più attenti e consapevoli…

Marialuisa Ricotti