Nel corso della seduta n. 25 del 25/11/14, una settimana dopo aver approvato la famigerata delibera di giunta regionale che ha ridisegnato (o meglio, falcidiato) l’offerta sanitaria nel quadrante sud orientale del Piemonte, l’assessore alla sanità regionale Saitta, rispondeva in Consiglio riguardo la “Riorganizzazione della rete ospedaliera regionale”. Nello specifico, alcuni passaggi sono fondamentali per capire che forse è stato gettato fumo negli occhi allo scopo di avvalorare la scelta politica (perché di questo si tratta)  di ridimensionare l’ospedale di Tortona.

Certo, si potrebbe pensare che, a distanza di quattro anni, acqua passata non macina più e rivangare certe affermazioni può sembrare un esercizio sterile fine a se stesso. Invece è importante rivedere i propositi e i presupposti che hanno portato al declassamento dell’ospedale di Tortona se si intende seriamente formulare una compiuta azione di richiesta di revisione dell’atto aziendale ASL AL che ha attuato tale delibera.

Secondo l’assessore regionale, il taglio dei reparti a Tortona non consisteva in una “pura e semplice organizzazione, perché gli ospedali, in base alla gerarchia, devono avere una serie di discipline ospedaliere in grado di garantire sicurezza, e quando non sono collocati al punto giusto non c’è quella sicurezza”. E dopo aver ottenuto un quadro preciso, rimarcava che l’obiettivo finale di tale operazione “è dare più salute e più sicurezza” applicando alcuni parametri del Piano della salute che “sono letteratura scientifica”.

Il quadro preciso invocato dall’assessore riguardava reparti a bassissima produzione contenuti nel Piano di AGENAS: secondo lui ce ne erano tanti. Vediamo un esempio, tratto da pagina 20 del resoconto stenografico (1):

“Vi potrei anche dire, anzi ve lo dico quali sono le strutture complesse con meno di cinque posti letto. Stiamo parlando di cinque posti letto, e molto spesso qualcuno che ha questa responsabilità è chiaro che difende i propri cinque posti letto: è comprensibile.

Cardiologia con meno di cinque posti letto: il CTO, il Regina Margherita l’Ospedale San Giacomo di Novi, l’Ospedale di Tortona”.

Andiamo con ordine: il reparto di Cardiologia del Centro Traumatologico Ortopedico CTO di Torino, è una Struttura Complessa esistente nel Dipartimento di Area medica che ricovera pazienti con lesioni traumatiche affetti da patologie cardiologiche e pazienti ortopedici ad alto rischio, che necessitano di una particolare sorveglianza cardiologica. E’ veramente difficile credere che un assessore alla sanità regionale che contesta questi cinque posti letto indispensabili per assicurare l’assistenza cardiologica in un ospedale dove afferiscono da tutta la regione pazienti in condizioni estremamente gravi possa avere un quadro preciso della situazione. E se pensa di averlo, dovrebbe rivedere le proprie convinzioni riguardo la sicurezza e la salute di un politraumatizzato.

Sempre nello stesso passaggio, significativo apprendere come sia Tortona che Novi Ligure avessero lo stesso numero di posti letto in Cardiologia. Solo cinque? I dati in nostro possesso prospettano una realtà decisamente diversa, 10 posti letto a Novi Ligure contro i 13 posti letto di Tortona.

L’ennesima prova di una strumentalizzazione dei dati? Perché nessuno dei consiglieri regionali ha ribattuto a questi valori non veritieri?

E poi, in questo contesto, qual è il ruolo della ASL nell’adottare i propri atti aziendali?

Solo quello di mero esecutore di un disegno politico calato dall’alto, nella fattispecie, dalle Regione? Un semplice strumento attuativo dell’orientamento politico del momento?

Un anonimo scribacchino di provincia? Non vogliamo credere che sia così. Le ASL, pur avendo, secondo il giudice amministrativo, la natura di enti strumentali delle regioni (Consiglio di Stato., sez. V, 27 aprile 2003, n. 4306), nel perseguire i propri fini agiscono in concreto utilizzando gli strumenti   di un imprenditore privato.

E quale imprenditore privato sceglierebbe di affossare i conti della propria azienda, andando ad indebolire proprio il comparto produttivo maggiormente valido, puntando su quello riconosciuto meno competitivo?

Solo un irresponsabile lo farebbe. Eppure, penalizzare Tortona, posta al confine con la Lombardia, riconosciuta da un pool di esperti come una struttura maggiormente funzionale al punto di essere definita “l’unica dove avrebbe ragione di esistere il polo neonatale”, a favore di Novi Ligure, trasposto nella terminologia economico aziendale, sembra bene rappresentare quanto accaduto.

Il direttore generale, sebbene nominato dalla regione, oltre ad adottare l’atto aziendale, è responsabile della gestione complessiva; è titolare   in maniera esclusiva dei   poteri di gestione, nonché   della rappresentanza dell’unità   sanitaria locale. Al direttore   generale della ASL competono, in particolare, le valutazioni comparative dei costi, dei rendimenti ed il garantire l’imparzialità ed il buon andamento dell’azione amministrativa.

Siamo sicuri che l’operato degli ultimi quattro anni abbia rispettato fedelmente tutte queste deroghe?

O è il caso di revisionare gli atti, alla luce delle evidenze emerse dalle precedenti gestioni?

 

Questo articolo è dedicato al Dottor Valerio Freggiaro, Primario di Cardiologia dell’Ospedale di Tortona, che ha lottato in tutti i modi per salvare l’Ospedale, senza mai arrendersi. Freggiaro è stato fermato solo da quella malattia che lo ha sottratto alla vita nel febbraio 2018. Desidero ricordarlo con questa sua frase: “Quando il potere diventa arrogante, sordo alla realtà e cieco alla necessità della gente,non abbiamo solo il diritto , ma soprattutto il dovere di ribellarci con tutti i mezzi pacifici e civili a disposizione”.

Annamaria Agosti

(1) http://serviziweb.csi.it/solverweb/IndexDocumentServlet?id=3625

Le parole testuali di Saitta